Screening tumore alla prostata in Basilicata, oltre settemila adesioni nei primi sei mesi della campagna regionale

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Sono 7.071 i questionari compilati dai cittadini lucani da quando la Regione Basilicata ha avviato, lo scorso giugno, il programma strutturato di screening per la diagnosi precoce del tumore alla prostata. Il dato, emerso nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso la sala Inguscio dell’ente di via Verrastro, fotografa i primi sei mesi di un’iniziativa che punta a intercettare la patologia neoplastica più frequente nella popolazione maschile, e lo fa attraverso un percorso clinico che integra diversi livelli di approfondimento. Delle 3.871 persone che, dopo aver superato il primo step del questionario, sono state sottoposte al test del Psa, 481 hanno effettuato una visita urologica, e per 217 di loro è stata ritenuta necessaria una risonanza magnetica. È in questa fase, quella della diagnostica per immagini, che si sono concentrati i primi riscontri critici: ventisei pazienti sono risultati positivi agli esami radiologici, e diciannove di loro sono poi stati indirizzati verso la risonanza multiparametrica e la biopsia, procedura che consente di confermare la natura delle lesioni sospette.

Una rete sanitaria integrata per la presa in carico del paziente

Il programma, che vede come capofila l’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza, si distingue per l’approccio multidisciplinare e per la collaborazione messa in campo con le altre realtà del sistema sanitario regionale, l’Asp, l’Asm e l’Irccs Crob di Rionero in Vulture. La natura clinica dello screening, come è stato sottolineato dai promotori, risiede proprio nella capacità di prendere in carico il paziente in modo totale, accompagnandolo dalla fase della diagnostica di laboratorio fino alla visita specialistica e, laddove necessario, all’intervento chirurgico. Sono undici, al momento, i pazienti operati a seguito dell’iter avviato con la campagna di prevenzione, un numero che testimonia l’efficacia di un modello organizzativo in grado di tradurre la diagnosi precoce in un tempestivo e concreto atto terapeutico. L’Aor San Carlo, che per il percorso di trattamento del tumore alla prostata ha ricevuto il Bollino Azzurro da parte di Fondazione Onda, ha messo a disposizione le proprie unità operative di urologia, radiologia e medicina nucleare, strutturando un percorso diagnostico terapeutico assistenziale certificato.

Un modello che guarda all’innovazione tecnologica

L’iniziativa lucana, una delle prime in Italia insieme a quella lombarda a proporre uno screening organizzato in assenza di un programma nazionale, presenta alcuni elementi di originalità. Tra questi, l’estensione della platea dei soggetti coinvolti: se la fascia d’età target rimane quella compresa tra i cinquanta e i settant’anni, il programma include anche gli uomini tra i quarantacinque e i cinquant’anni con una storia familiare positiva per la patologia, riconoscendo il peso del fattore ereditario nell’insorgenza del tumore. C’è poi il ricorso a strumenti tecnologici avanzati, come un software di intelligenza artificiale pensato per supportare la lettura delle risonanze magnetiche, riducendo il margine di variabilità tra i radiologi e, di conseguenza, il rischio di sovradiagnosi e di biopsie non necessarie. È un approccio che punta a rendere il test del Psa, da sempre oggetto di dibattito per i possibili falsi positivi, un primo filtro all’interno di un percorso più strutturato, dove ogni passo successivo viene attivato solo in presenza di effettivi elementi di sospetto.

Numeri in crescita e prossimi obiettivi della prevenzione

I 7.071 questionari raccolti rappresentano, oltre a un dato numerico, un indicatore della fiducia che i cittadini sembrano accordare a questo tipo di iniziative. La compilazione del questionario, che rappresenta il primo accesso al percorso, è avvenuta in larga parte nella fascia d’età centrale, quella tra i cinquanta e i settant’anni, ma non sono mancate adesioni nella coorte più giovane, segno di una sensibilità crescente verso i temi della prevenzione oncologica anche tra chi, per età, non rientrerebbe nei classici programmi di screening. I risultati ottenuti in questo primo semestre di attività, d’altra parte, arrivano a pochi mesi di distanza dall’annuncio dell’assessorato alla Salute di voler ampliare l’offerta di prevenzione, con l’avvio a breve di una campagna analoga per il tumore al polmone, che sarà realizzata in collaborazione con l’Irccs Crob e che porterà a un investimento complessivo di un milione di euro. L’obiettivo dichiarato, per la Regione, è quello di raggiungere fino a centomila cittadini, consolidando una rete che integra ospedale e territorio e che punta a fare della diagnosi precoce un pilastro strutturale della programmazione sanitaria.

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