Lo scandalo del marito di Kristi Noem, tra foto da travestito e chat sul feticismo “bimbofication”
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Redazione Esteri
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Non è certo la prima volta che Kristi Noem, fedelissima di Donald Trump (oggi nuovamente presidente degli Stati Uniti, come è ormai noto), si trovi al centro di un ciclone mediatico, sebbene stavolta l’onda d’urto non provenga da una sua uscita pubblica o da quella vicenda – tanto chiacchierata quanto raccapricciante – del cane abbattuto a fucilate perché, a suo dire, troppo indisciplinato durante una battuta di caccia. Ora l’attenzione dei tabloid, e in particolare del britannico Daily Mail che ha condotto le inchieste principali, si è spostata sul marito, quel Bryon Noem che per anni è rimasto ai margini della ribalta politica. Ebbene, l’uomo, cinquantaseienne, sarebbe emerso all’improvviso da una sorta di doppia vita, popolata da abiti femminili attillati, seni giganteschi (evidentemente posticci) e conversazioni a sfondo virtuale con modelle che opererebbero nella scena fetish chiamata “bimbofication”.
Le foto che hanno scatenato il caso: abiti da donna e trasformismo estremo
Sono spuntate alcune fotografie, la cui autenticità è ancora al vaglio degli inquirenti ma che già hanno fatto il giro dei social, dove Bryon Noem appare vestito come una drag queen o, per meglio dire, come un “travestito” secondo la definizione utilizzata dai tabloid: capelli lunghi, trucco pesante, abiti aderentissimi e un seno rifatto dalle dimensioni volutamente esagerate. In quelle immagini, che non hanno alcun elemento di esplicita volgarità ma che lasciano poco spazio all’interpretazione, l’uomo sembrerebbe abbracciare pienamente un’estetica iperfemminile e artefatta, lontana anni luce dalla sobrietà richiesta a un consorte di un’ex segretaria del Dipartimento per la Sicurezza Interna. Da qui la domanda che molti si pongono: si trattava di una pratica privata, di un gioco di ruolo tra adulti consenzienti, oppure di qualcosa di più strutturato?
Chat con modelle fetish e l’esplosione dell’hashtag #bimbofication
Parallelamente alle fotografie, il Daily Mail ha pubblicato estratti di conversazioni – chat che Bryon Noem avrebbe intrattenuto con alcune modelle appartenenti all’ambiente fetish – dove i toni sono inequivocabilmente intimi e virtuali. Non vi è traccia, almeno in quanto reso noto, di incontri fisici, bensì di un rapporto digitale scandito da messaggi a sfondo sessuale, nei quali l’uomo avrebbe manifestato un interesse specifico per la cosiddetta “bimbofication”. E proprio questo termine, dopo la diffusione della notizia, ha registrato un boom di ricerche sui motori e un’impennata dell’hashtag #bimbofication, usato ormai da migliaia di utenti che commentano, deridono o si interrogano sul fenomeno.
Cos’è la “bimbofication” e perché è tornata alla ribalta
Si tratta, per chi non lo sapesse, di un feticismo che punta all’iperfemminilizzazione estrema: performer per adulti trasformano il proprio in una sorta di bambola vivente ipersessualizzata, con labbra gonfie, seni rifatti e giganteschi, unghie laccatissime, trucco pesante e pose volutamente “hot”. Una pratica che non è nuova nell’universo dei culti fetish online, ma che ora ha trovato una ribalta inaspettata proprio per via dello scandalo familiare. Nessun reato, almeno stando a quanto emerso finora: si tratterebbe di comportamenti privati, sebbene potenzialmente imbarazzanti per una figura pubblica come Kristi Noem, che ha costruito la propria immagine sui valori conservatori e sulla fedeltà assoluta a Trump. La vicenda, al momento, resta confinata sul piano mediatico e giudiziario solo per eventuali profili di diffusione non autorizzata di materiale personale, mentre gli sviluppi investigativi – se ci saranno – non sono stati resi noti.




