Lo scandalo delle chat del Pentagono: Goldberg pubblica i messaggi riservati sugli attacchi agli Houthi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La vicenda delle conversazioni riservate tra alti funzionari del Pentagono, finite per errore nelle mani di Jeffrey Goldberg, direttore di The Atlantic, continua a scuotere Washington. Gli screenshot delle chat su Signal, pubblicati dal giornalista, rivelano dettagli imbarazzanti sui piani statunitensi contro gli Houthi nello Yemen, inclusa una discussione in cui si legge: «Il tempo è buono, colpiamo ora». Un lapsus che ha esposto non solo strategie militari, ma anche le dinamiche interne di un’amministrazione già sotto pressione.

La fuga di informazioni, definita «grave errore» da fonti vicine alla Casa Bianca, ha coinvolto anche il vicepresidente Vance e altri esponenti chiave, tra cui Mike Waltz e Pete Hegseth, ora nel mirino degli stessi alleati di Trump. Il presidente, dal canto suo, ha minimizzato, sostenendo che nei messaggi non vi fossero dati classificati, ma l’episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza delle comunicazioni governative.

Intanto, le indagini rivelano nuove falle nel sistema: il gruppo di lavoro incaricato degli attacchi, composto da una decina di collaboratori, avrebbe utilizzato canali non cifrati per coordinarsi, esponendosi a rischi di intercettazione. Un dettaglio che solleva interrogativi sulle procedure adottate, soprattutto dopo che, mesi fa, un caso analogo aveva già messo in allarme i servizi.

Goldberg, dal canto suo, ha scelto la linea dura, sfidando le richieste di non divulgare i contenuti. La mossa, se da un lato ha riacceso lo scontro tra media e esecutivo, dall’altro ha portato alla luce un meccanismo di decisioni affrettate, lontane dai protocolli ufficiali. Quello che emerge è un quadro in cui la rapidità ha spesso preceduto la cautela, con dialoghi che sembrano più adatti a una chat privata che a un tavolo di comando.

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