Trump e lo Scandalo Delle Chat Militari: Nuovi Nomi Sotto Inchiesta
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Non stupisce che Donald Trump abbia reagito con il consueto attacco ai media dopo lo scoop di Jeffrey Goldberg, direttore di The Atlantic, sulla chat riservata in cui si discutevano piani militari contro gli Houthi. Quella che è stata ribattezzata Chat-gate non è solo l’ennesimo caso di informazioni sensibili finite nel posto sbagliato, ma un nuovo tassello nella strategia di delegittimazione dei giornalisti considerati ostili. E mentre il presidente minimizza, il caso si allarga, trascinando nella bufera altri nomi vicini alla sua amministrazione.
Tra questi spiccano Mike Waltz, consigliere per la Sicurezza nazionale, e Pete Hegseth, volto noto della cerchia trumpiana. Entrambi sono finiti nel mirino per il loro ruolo nella conversazione su Signal, dove – secondo indiscrezioni – sarebbero stati condivisi dettagli operativi riservati. A peggiorare la posizione di Waltz, già sotto pressione, è l’errore di aver incluso per sbaglio lo stesso Goldberg nel gruppo, trasformando involontariamente il giornalista in testimone del caos gestionale.
L’episodio, esploso il 13 marzo, ha scatenato un effetto domino. Da un lato, la Casa Bianca ammette «un errore» nella gestione delle informazioni, assicurando «cambiamenti» per evitare ripetizioni. «La situazione è stata ingigantita», insiste la portavoce Karoline Leavitt, sminuendo le critiche. Dall’altro, però, qualche voce dissidente si alza persino tra i repubblicani: Roger Wicker, presidente della commissione Forze Armate del Senato, ha chiesto un’indagine formale insieme ai democratici, segnale raro di bipartisanship in un partito altrimenti compatto dietro Trump.




