Il "Chat-gate" del Pentagono: Piani militari e incontri con Putin nella chat finita su The Atlantic
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Redazione Esteri
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Mentre sulla piattaforma Signal venivano condivisi dettagli operativi sui raid statunitensi contro gli Houthi nello Yemen, incluso il nome di un agente della CIA, uno dei membri del gruppo – l’imprenditore Steve Witkoff – si trovava a Mosca per incontrare Vladimir Putin. Una coincidenza che ha alimentato sospetti e imbarazzi, soprattutto dopo la decisione del Pentagono di mettere in guardia i propri dipendenti dall’uso dell’app, definita "vulnerabile agli hacker russi".
La vicenda, ribattezzata "Chat-gate", ha preso una piega inaspettata quando Jeffrey Goldberg, direttore di The Atlantic – incluso per errore nella conversazione dal consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Waltz – ha scelto di pubblicare integralmente gli scambi, sfidando le reticenze della Casa Bianca. Tra i messaggi diffusi, alcuni sembrerebbero contenere informazioni riservate, se non addirittura classificate, relative a un’operazione militare prevista per il 15 marzo.
Nel transcript, reso pubblico dalla rivista, si legge l’ottimismo di Pete Hegseth, commentatore televisivo vicino all’amministrazione Trump, il quale assicurava al "100%" la riuscita della missione. Ma ciò che ha destato maggiore scalpore è la presenza, tra i 18 partecipanti al gruppo, di Witkoff, figura di spicco nelle relazioni diplomatiche informali tra Washington e Mosca, reduce proprio in quei giorni da un faccia a faccia con il presidente russo.




