Le chat segrete del Pentagono finiscono su The Atlantic: il caso che imbarazza Washington
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Redazione Esteri
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Non capita tutti i giorni che un giornalista venga aggiunto per errore in una chat riservata del Pentagono, e ancor meno che decida di pubblicarne il contenuto. Eppure è quanto accaduto a Jeffrey Goldberg, direttore di The Atlantic, il quale, incluso inavvertitamente in una conversazione su Signal tra alti funzionari dell’amministrazione Trump, ha scelto di rendere pubblici gli scambi. Quei messaggi, che riguardavano i raid contro gli Houthi in Yemen previsti per il 15 marzo, rivelano dettagli operativi che, secondo alcuni esperti, potrebbero essere stati classificati come riservati prima dell’attacco, sebbene la Casa Bianca lo neghi.
Tra i partecipanti alla chat figuravano anche il vicepresidente Mike Vance e il consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Waltz, quest’ultimo responsabile dell’errore che ha portato Goldberg nel gruppo. Le discussioni, come emerge dal transcript pubblicato, vertevano sulla pianificazione degli attacchi, con affermazioni come quella di Pete Hegseth, che garantiva al "100% la sicurezza della missione". Dichiarazioni che, se da un lato dimostrano la fiducia nelle operazioni, dall’altro sollevano interrogativi sulle procedure di condivisione di informazioni sensibili.
La decisione di The Atlantic di divulgare i messaggi ha scatenato un dibattito sulla sicurezza nazionale e sulla trasparenza, ma ha anche messo in luce una falla nei protocolli di comunicazione del governo. L’utilizzo di Signal, app crittografata ma pur sempre esterna ai canali ufficiali, ha permesso che un estraneo venisse coinvolto in dialoghi riservati, con il rischio concreto che materiale potenzialmente classificato finisse nelle mani sbagliate.




