Il team di Waltz e le chat su Signal: quando la politica estera viaggia su app cifrate
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Redazione Esteri
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Che la comunicazione istituzionale si sia ormai spostata, almeno in parte, su piattaforme di messaggistica privata è un dato di fatto, ma quando a farlo sono i vertici della sicurezza nazionale, le domande si moltiplicano. Quattro fonti interne hanno rivelato che il team di Michael Waltz, consigliere per la sicurezza nazionale, ha creato almeno venti chat su Signal per coordinare il lavoro su dossier cruciali, dall’Ucraina alla Cina, passando per Gaza, l’Africa e l’Europa. Non si tratta di semplici scambi operativi: nelle conversazioni, stando a quanto riferito, sono circolate anche "discussioni di informazioni sensibili", un dettaglio che riaccende il dibattito sui rischi legati all’uso di strumenti non ufficiali per trattare materie riservate.
La scelta di Signal, applicazione nota per la crittografia end-to-end, potrebbe apparire come una garanzia di sicurezza, ma il contesto in cui viene utilizzata solleva interrogativi. Già nelle scorse settimane, un episodio analogo aveva fatto discutere: l’Atlantic aveva riportato l’errore che aveva portato all’inserimento, in una chat del Pentagono, del suo redattore capo Jeffrey Goldberg, il quale si era così trovato a leggere dettagli sui piani militari statunitensi contro gli Houthi. Un caso che, oltre a rivelare l’uso disinvolto di questi canali, aveva fatto impennare i download dell’app.
A complicare ulteriormente il quadro, il Washington Post ha recentemente evidenziato un altro passaggio controverso: Waltz avrebbe utilizzato il suo account Gmail personale per scambi riguardanti "posizioni militari sensibili e potenti sistemi di armamento" legati a un conflitto in corso. Una pratica che, se confermata, rappresenterebbe una vulnerabilità ancor più grave, considerando i minori standard di protezione rispetto a quelli richiesti per le comunicazioni governative.
Quello che emerge, al di là dei singoli episodi, è un approccio frammentario alla gestione delle informazioni riservate, dove la rapidità operativa sembra a volte prevalere sulle procedure. Se da un lato l’uso di chat cifrate può essere spiegato con l’esigenza di agilità, dall’altro la mancanza di un protocollo chiaro espone a potenziali fughe di notizie o accessi indesiderati. Senza contare che, quando i contenuti trattati riguardano operazioni militari o strategie internazionali, il confine tra efficienza e leggerezza diventa labile.




