Gaza, tra le macerie e la speranza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A un giorno dal cessate il fuoco, la Striscia di Gaza si trova ancora in una situazione drammatica. Le bombe continuano a mietere vittime, come dimostra la tragica morte di un palestinese a causa di un ordigno inesploso. Tuttavia, ciò che preoccupa maggiormente i diplomatici americani, egiziani e qatarioti è la complessità del meccanismo per lo scambio tra sequestrati e detenuti, l'ingresso di aiuti umanitari e il progressivo ritiro delle truppe israeliane.

Nel frattempo, a Rafah, la situazione è disperata. Jamal Abu Halil, uno degli sfollati, racconta di non essere riuscito a riconoscere il proprio quartiere al suo ritorno. "Quando siamo tornati, non siamo neanche riusciti a trovare casa nostra. Orientarsi era impossibile, c'erano solo macerie", dice con voce rotta dall'emozione. Tra gli edifici sbriciolati e i pilastri monchi, le squadre di soccorso continuano a scavare, recuperando corpi senza vita. Solo a Rafah, sono stati trovati 137 cadaveri.

Le forze di occupazione israeliane, secondo l'agenzia palestinese Wafa, hanno giustiziato un bambino e ne hanno ferito un altro nel centro di Rafah. Il piccolo Zakaria Hamid Yahya Barbakh è stato ucciso da un cecchino israeliano mentre cercava di recuperare il corpo di un altro bambino ferito.

In questo contesto di devastazione, la leadership politica di Hamas si dichiara pronta al dialogo con gli Stati Uniti, riconoscendo al nuovo presidente americano Donald Trump il merito di aver posto fine alla guerra.

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