Mattarella nomina 25 nuovi Cavalieri del Lavoro, tra questi Fontana, Gozzi e Invernizzi
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Redazione Interno
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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato nella giornata del 27 maggio 2026 i decreti che hanno ufficializzato le nomine dei 25 nuovi Cavalieri del Lavoro, un riconoscimento che, come da tradizione, mira a premiare l’eccellenza e il contributo dato al tessuto produttivo nazionale da imprenditori e imprenditrici operanti nei più disparati comparti.
L’iniziativa, formalizzata su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, di concerto con il collega dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, getta luce su quelle realtà che hanno saputo distinguersi non solo per i bilanci, ma per la capacità di innovare e competere sui mercati globali.
L’elenco completo degli insigniti, che rappresentano un vero e proprio spaccato dell’Italia che produce, spazia dalla metalmeccanica alla distilleria, passando per l’alta tecnologia e la trasformazione agroalimentare, evidenziando la varietà di un sistema economico che, nonostante le difficoltà congiunturali, continua a esprimere leadership in settori chiave.
L’eccellenza industriale tra acciaio, meccanica e tecnologia
Tra i nomi di spicco spiccano quelli legati all’industria pesante e all’innovazione tecnologica, comparti in cui l’Italia gioca da anni un ruolo da protagonista indiscussa.
Nel settore siderurgico, ad esempio, è stato premiato Antonio Gozzi, che siede ai vertici di Duferco Italia Holding; la sua multinazionale, attiva nell’acciaio come nell’energia e nello shipping, vanta una presenza capillare in 29 Paesi, e Gozzi stesso ha voluto sottolineare come questo onore rappresenti il frutto di un percorso costruito su valori concreti e sacrificio, condividendo la gratificazione con i propri collaboratori.
Non meno rilevante è la nomina di Giuseppe Fontana, alla presidenza del Fontana Gruppo, una realtà che si è ritagliata il ruolo di leader mondiale nella produzione di viteria e bulloneria; a testimoniare la portata di questa impresa ci sono i numeri, che parlano di 26 stabilimenti e una forza lavoro che supera le 4mila unità.
Spostando l’attenzione verso le tecnologie di filtrazione, troviamo Giorgio Girondi, presidente di Ufi Filters, un’azienda che, partita dalla produzione di filtri per auto, ha saputo diversificarsi arrivando a coprire anche i settori aerospaziale e nautico, dimostrando una notevole capacità di adattamento alle esigenze di un mercato in continua evoluzione.
Il comparto agroalimentare e la tradizione italiana
Parallelamente all’industria manifatturiera, una fetta consistente delle onorificenze è andata a chi opera nella filiera agroalimentare, settore simbolo del made in Italy nel mondo. Ambrogio Invernizzi, presidente di Inalpi, ha ottenuto il cavalierato per il lavoro svolto alla guida della realtà piemontese dedita alla produzione lattiero-casearia; un riconoscimento che Invernizzi ha prontamente voluto condividere con la propria famiglia, i dipendenti e gli allevatori che costituiscono la spina dorsale della sua filiera.
A rappresentare il Sud Italia in questa tornata, e precisamente la Campania, ci pensa Sabato D’Amico, classe 1962 di Salerno, che è l’unico imprenditore della regione a figurare nell’elenco; alla guida di D&D Italia, specializzata nella produzione di conserve alimentari sin dal lontano 1968, D’Amico ha avviato un percorso di crescita per linee esterne dopo l’anno 2000, acquisendo due aziende concorrenti e inaugurando un nuovo stabilimento a Pontecagnano Faiano.
La sua storia imprenditoriale è quella di chi ha saputo traghettare un’azienda di famiglia, fondata cinquantotto anni fa, verso un modello di business capace di competere in un mercato globalizzato senza però recidere i legami con il territorio d’origine.
L’innovazione silenziosa del tessuto produttivo
Osservando la rosa dei premiati, salta all’occhio la presenza di figure imprenditoriali spesso lontane dai riflettori della cronaca, ma vitali per l’economia reale; si tratta di uomini e donne che hanno saputo creare posti di lavoro e ricchezza in settori ad alta specializzazione.
Mentre alcuni nomi, come quello di Giorgio Marsiaj (Sabelt) per l’automotive e l’aerospaziale o Giangiacomo Ibba per la grande distribuzione in Sardegna, rappresentano realtà consolidate, altri emergono da nicchie di mercato sorprendenti, dimostrando come la capacità di innovare non sia appannaggio esclusivo dei grandi numeri.
La varietà geografica, poi, è notevole: si va dal Veneto di Roberto Coin, maestro dell’oreficeria di alta gamma, alla Puglia di Giancarlo Negro, amministratore delegato di Links Management and Technology, gruppo che opera nell’intelligenza artificiale e nella cyber security, passando per l’Abruzzo di Marina Cvetic, alla guida di Masciarelli Tenute Agricole con una produzione che supera i due milioni di bottiglie l’anno.
Il filo rosso che lega questi 25 imprenditori è la loro capacità di proiettare il saper fare italiano oltre i confini nazionali, spesso con percentuali di export che sfiorano la totalità del fatturato, un dato che testimonia la resilienza di un sistema che fa della qualità e della specializzazione la sua arma migliore.




