La guerra dei microchip tra Usa e Cina travolge Nvidia e Amd, Wall Street trema
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Redazione Economia
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Mentre Washington inasprisce le misure per limitare l’accesso della Cina alle tecnologie avanzate, le ripercussioni finanziarie si abbattono sui colossi dei semiconduttori. Nvidia, leader indiscusso nel settore dei chip per l’intelligenza artificiale, ha annunciato di dover accantonare 5,5 miliardi di dollari a causa del blocco alle esportazioni delle sue unità H20 verso Pechino. Una mossa che, se da un lato risponde alla strategia americana di contenimento, dall’altro rischia di compromettere i margini di un’azienda che fino a poco tempo fa dominava incontrastata il mercato.
Non è sola, però, in questo scenario sempre più complesso. Anche Advanced Micro Devices (Amd) ha rivisto al ribasso le sue previsioni, stimando una perdita di circa 800 milioni di dollari legata alle svalutazioni di magazzino e agli impegni d’acquisto dei chip MI308, anch’essi destinati alla Cina. Le restrizioni imposte dall’amministrazione statunitense, che mirano a frenare lo sviluppo tecnologico cinese in ambito militare e di IA, stanno dunque producendo effetti immediati, con ricadute pesanti non solo sulle aziende ma anche sui mercati.
A Wall Street, il settore high-tech è stato il più colpito, trascinando il Nasdaq in territorio negativo nonostante qualche timido segnale di ripresa in Europa. Piazza Affari, ad esempio, ha chiuso in rialzo dello 0,6%, dimostrando una certa resilienza rispetto alla tempesta che ha investito i listini americani. Intanto, l’oro corre e il petrolio si riprende dopo un periodo di flessione, segno che gli investitori cercano rifugio in asset tradizionali di fronte all’incertezza geopolitica.
Quella che era iniziata come una semplice competizione tecnologica si è trasformata in una vera e propria guerra commerciale, i cui effetti – come sottolineato dal Wto – potrebbero rivelarsi ancora più ampi di quanto previsto. Le mosse di Washington, che ricordano per certi versi la politica dei dazi dell’era Trump, rischiano di innescare una spirale di ritorsioni, con Pechino pronta a rispondere colpo su colpo. Intanto, le aziende che operano in questo settore si trovano a dover navigare in acque sempre più agitate, bilanciando interessi economici e vincoli politici.




