Trump impone a Nvidia e AMD una tassa del 15% sulle vendite di chip AI in Cina
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Redazione Economia
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In un’iniziativa che ribadisce il peso strategico dei semiconduttori nello scontro tecnologico tra Stati Uniti e Cina, il governo di Donald Trump ha stretto un accordo con Nvidia e Advanced Micro Devices (AMD) che obbliga le due aziende a versare il 15% dei ricavi generati dalle vendite di chip per l’Intelligenza Artificiale nel mercato cinese. La misura, che segna un’evoluzione inedita nella politica dei dazi americani, arriva dopo mesi di negoziati e rappresenta una condizione essenziale per ottenere le licenze di esportazione, bloccate in precedenza dall’amministrazione Biden per timori legati alla sicurezza nazionale.
I prodotti coinvolti, tra cui gli H20 di Nvidia e gli MI308 di AMD, erano stati oggetto di restrizioni proprio per evitare che Pechino potesse colmare il divario nello sviluppo dell’AI, settore in cui Washington mantiene una posizione dominante. Sebbene a luglio fosse stata annunciata una parziale riapertura delle esportazioni, l’intesa raggiunta ieri alla Casa Bianca introduce un meccanismo fiscale senza precedenti, destinato a garantire all’erario federale introiti stimati in almeno 2 miliardi di dollari.
La mossa, che lega direttamente gli interessi delle corporation a quelli del governo, riflette la volontà di Trump di trasformare le tensioni commerciali con la Cina in una fonte di profitto, senza rinunciare al controllo sulle tecnologie sensibili. Se da un lato Nvidia e AMD, entrambe con sede in California, ottengono così l’accesso a un mercato da miliardi, dall’altro si trovano a dover cedere una fetta significativa dei guadagni, con ripercussioni ancora da valutare sui loro bilanci.




