L’amministrazione Trump studia un giro di vite globale sull’export di chip per l’AI: le vendite di Nvidia e Amd potrebbero finire sotto la licenza preventiva di Washington
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Redazione Economia
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Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca non ha portato, almeno per ora, a quella deregulation selvaggia sui semiconduttori che alcuni settori dell’industria tech avevano forse immaginato. Anzi, le cronache di queste ore, rilanciate da Bloomberg e confermate da fonti di stampa internazionali, raccontano di un’amministrazione che sta seriamente valutando l’ipotesi di imporre un nuovo e pervasivo regime di autorizzazioni per l’export dei chip destinati all’intelligenza artificiale. Una bozza di regolamento, ancora in fase di definizione e quindi suscettibile di modifiche anche sostanziali, circolerebbe negli uffici del dipartimento del Commercio con l’obiettivo di estendere a livello planetario ciò che oggi, di fatto, è un sistema di restrizioni mirate: chiunque, al di fuori degli Stati Uniti, voglia acquistare gli acceleratori prodotti da Nvidia o da Advanced Micro Devices potrebbe dover fare i conti con la necessità di ottenere un via libera preventivo da Washington.
L’assetto del nuovo corso e le differenze con l’era Biden
La sostanza dell’approccio, stando a quanto si apprende, segnerebbe una discontinuità piuttosto netta rispetto alla filosofia che aveva ispirato le cosiddette “AI diffusion rules” volute dall’amministrazione uscente. Quegli accordi, non troppo dissimili nell’impianto generale da ciò che si sta ora ipotizzando, erano stati bollati dalla nuova amministrazione come un quadro “gravoso, eccessivo e disastroso”. Eppure, il modello a cui oggi si guarda con favore, come ha tenuto a precisare il dipartimento del Commercio in un post sulla piattaforma X, sarebbe quello degli accordi raggiunti con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti: intese che hanno visto i due paesi mediorientali impegnarsi a investire in territorio statunitense come contropartita per l’acquisizione di questi componenti fondamentali per lo sviluppo dell’AI. Una sorta di scambio, insomma, tra accesso alla tecnologia e flussi di capitale in entrata negli States.
I dettagli della bozza e i possibili scenari operativi
Le indiscrezioni, raccolte da più testate e attribuite a fonti vicine al dossier, dipingono uno scenario in cui il governo americano si candiderebbe a fare da “guardiano” per le cessioni di queste tecnologie in ogni angolo del globo. Non si tratterebbe, è bene sottolinearlo, di un blocco generalizzato: l’obiettivo dichiarato, del resto, rimane quello di favorire l’adozione su larga scala dello stack tecnologico a stelle e strisce. Ma la leva del controllo sulle esportazioni, che attualmente copre una quarantina di paesi, verrebbe impugnata per negoziare condizioni più vantaggiose per gli Stati Uniti, trasformando di fatto i chip in una pedina dello scacchiere commerciale e geopolitico. Un passaggio, questo, che trova conferma indiretta anche nelle parole di un alto funzionario della Casa Bianca riportate da Axios, secondo cui la bozza attuale “non riflette ciò che il presidente Trump ha detto sui controlli all’esportazione né la direzione dell’amministrazione”, lasciando intendere che il dibattito interno è tutt’altro che sopito e che il testo potrebbe essere rivisto o persino accantonato.
Il meccanismo di licenze e l’impatto sui mercati
La complessità della materia è tale che, al di là delle smentite formali, qualcosa si muove. La bozza, che alcune fonti descrivono come un documento di 129 pagine giunto alla sua sesta iterazione, sarebbe già stata trasmessa all’Office of Management and Budget per il necessario esame inter-agenzia, con una scadenza fissata per la prossima settimana. La notizia, filtrata sui mercati, ha già prodotto i suoi effetti: le azioni di Nvidia e Amd hanno accusato un calo, con i titoli che hanno lasciato sul terreno rispettivamente l’1,9% e il 2,3% nel corso delle contrattazioni. Un nervosismo comprensibile, quello degli investitori, di fronte alla prospettiva di dover sottostare a un meccanismo burocratico che, a seconda di come verrà declinato, potrebbe rallentare le consegne e complicare la vita ai clienti di tutto il mondo. Perché, in fondo, ciò che si profila all’orizzonte è un sistema a più livelli: spedizioni contenute, sotto una certa soglia (si parla di mille chip), potrebbero godere di procedure semplificate; per quantità superiori, invece, scatterebbero obblighi più stringenti, fino al coinvolgimento diretto dei governi nazionali per impianti di dimensioni ragguardevoli, come quelli che prevedono l’impiego di oltre duecentomila chip.




