Un ragazzo di 14 anni ucciso dall’Idf a Nablus, bambino di 4 anni morto a Gaza: la giornata di sangue nei territori
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Redazione Esteri
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Una nuova, drammatica giornata di violenza si è consumata nei territori palestinesi, con le Forze di difesa israeliane che hanno fatto fuoco in due distinti episodi, provocando la morte di un ragazzino di 14 anni in Cisgiordania e di un bambino di soli 4 anni nella Striscia di Gaza. A Nablus, l’incursione delle truppe israeliane nel campo profughi di Askar Al-Jadid, situato a est della città, ha avuto come esito la morte di Islam Ahmad Ajjouri, un adolescente colpito al petto da un proiettile.
La notizia è stata diffusa da una fonte sanitaria locale, citata dalla rete televisiva araba al Jazeera, che ha confermato il trasporto d’urgenza del giovane in ospedale in condizioni giudicate critiche, fino al successivo decesso.
L’incursione nel campo di Askar e la vittima giovanissima
L’operazione militare israeliana nel campo profughi, che sorge a ridosso di Nablus, uno dei principali centri della Cisgiordania settentrionale, ha quindi provocato una vittima di appena 14 anni. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa ufficiale dell’Autorità nazionale palestinese, Wafa, il ragazzo ucciso è stato identificato come Islam Ajouri, sebbene la grafia del cognome vari lievemente tra le diverse fonti, con alcune che riportano Ajjouri.
Le circostanze precise del raid non sono state chiarite dall’esercito israeliano, che al momento non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’operazione né sulla dinamica dello sparo che ha colpito il minorenne al torace. Il campo di Askar, come altri insediamenti simili sorti in Cisgiordania, è da tempo teatro di frequenti tensioni e retate notturne, ma l’uccisione di un adolescente in queste circostanze ha subito sollevato un forte clamore.
La strage di Gaza: un bambino di 4 anni ucciso in un altro raid
A poche ore di distanza e in un contesto geografico diverso, la Striscia di Gaza è stata teatro di un altro episodio di sangue che ha visto coinvolta una vittima ancora più giovane. Un bambino di 4 anni è stato ucciso dalle forze israeliane nel corso di un’operazione militare, portando il tributo di vite tra i più piccoli a livelli che hanno immediatamente attirato l’attenzione della comunità internazionale.
I dettagli su questo secondo raid, così come l’esatta collocazione all’interno della Striscia, restano frammentari, ma la coincidenza temporale dei due eventi – il raid a Nablus e l’azione a Gaza – ha scandito una delle giornate più cruente degli ultimi tempi nei Territori, con un bilancio che conta due minorenni uccisi, di cui uno in età prescolare.
Le reazioni e il contesto delle aggressioni dei coloni
L’uccisione del 14enne è avvenuta a poche ore dall’arresto, da parte delle autorità israeliane, di due adolescenti di 16 e 17 anni, accusati di aver aggredito con un bastone un uomo palestinese con disabilità nella città di Hebron, sempre in Cisgiordania. Questo episodio, che ha riacceso i riflettori sulle violenze perpetrate dai coloni contro i palestinesi, si inserisce in un clima di crescenti tensioni in tutta l’area, dove le incursioni militari e gli scontri tra giovani e soldati sono ormai all’ordine del giorno.
L’esercito israeliano non ha ancora fornito una propria versione degli eventi di Nablus, né ha commentato le circostanze che hanno portato al colpo di arma da fuoco che ha ucciso il ragazzo, mentre sul fronte di Gaza le informazioni sono ancora più scarse, in attesa di eventuali comunicazioni ufficiali.
Il peso delle vittime civili nel conflitto
Il ripetersi di episodi che coinvolgono vittime di età minorile, come il ragazzo di 14 anni e il bambino di 4 anni, riporta al centro del dibattito la questione della protezione dei civili in zone di conflitto, un tema su cui si sono più volte espresse organizzazioni internazionali e agenzie umanitarie. La dinamica degli scontri, con operazioni condotte in aree densamente popolate come i campi profughi, rende estremamente difficile scongiurare conseguenze tragiche tra i non combattenti, e la giornata di oggi ne rappresenta un ennesimo, drammatico esempio.
L’incursione nel campo di Askar Al-Jadid si aggiunge a una lunga scia di operazioni che, settimana dopo settimana, continuano a mietere vittime tra la popolazione palestinese, mentre la tensione tra le parti non accenna a diminuire, in attesa di sviluppi che possano frenare questa spirale di violenza.
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