Eni, Descalzi: l’accordo con Petronas è "trasformativo", modello satellitare funziona
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Redazione Economia
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Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, non ha usato mezzi termini per definire l’intesa con la malese Petronas, che unirà le attività delle due compagnie in Indonesia e Malesia. «È un progetto trasformativo per dimensione e per il potenziale che può esprimere», ha dichiarato durante la conference call dedicata ai risultati del secondo trimestre 2025. Sebbene abbia evitato di fornire dettagli precisi su dividendi, produzione e ritorni finanziari – aspetti che saranno chiariti solo a febbraio, con la presentazione del nuovo piano – Descalzi ha sottolineato come si tratti di «uno dei migliori affari degli ultimi tempi», destinato a generare valore per il gruppo.
I numeri del semestre, del resto, sembrano dargli ragione. Nonostante un contesto segnato dalla volatilità delle materie prime e dall’apprezzamento dell’euro sul dollaro – fattori che hanno pesato sui margini di tutte le major europee – Eni ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con un utile netto superiore ai 2,5 miliardi, superando le attese degli analisti. Un risultato che ha spinto la società a rivedere al rialzo le previsioni per l’intero esercizio. «La costante attuazione della nostra strategia ha prodotto eccellenti risultati», ha commentato Descalzi, senza nascondere una certa soddisfazione.
Il secondo trimestre, in particolare, ha sorpreso positivamente. Mentre il Brent crollava del 20% rispetto allo stesso periodo del 2024 e il cambio euro-dollaro erodeva parte dei ricavi, Eni ha consegnato un utile netto rettificato di 1,13 miliardi, oltre il 20% al di sopra delle stime di consenso. Il cash flow operativo, anch’esso rivisto al rialzo, ha contribuito a rafforzare la posizione finanziaria del gruppo.
Non tutti gli analisti, tuttavia, hanno reagito con lo stesso ottimismo. Se da un lato alcune banche d’affari hanno rilanciato sui target price, altre hanno preferito mantenere un approccio più cauto, evidenziando come parte delle valutazioni siano già state metabolizzate dal mercato e come lo scenario resti incerto. La volatilità dei prezzi energetici, unita alle tensioni geopolitiche, continua a rappresentare un elemento di incognita.




