Addio a Massimo Manara, il medico dei campioni che aveva legato la sua carriera al Parma e alla Sampdoria
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Redazione Sport
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Se n’è andato Massimo Manara, e con lui se ne va un pezzo di storia della medicina sportiva italiana, quel ramo della professione che opera nell’ombra dei grandi successi. Il responsabile sanitario della Sampdoria, volto storico e rassicurante per generazioni di calciatori, è mancato nella sua Parma all’età di 63 anni.
A dare l’annuncio, attraverso una nota ufficiale, è stata proprio la società blucerchiata, quella per cui lavorava ormai da due stagioni: Manara era arrivato a Genova nell’estate del 2024, chiamato per coordinare l’area medica dopo un’illustre carriera passata – è il caso di dirlo – attraverso i club più importanti della penisola e non solo. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in uno degli ambienti più delicati dello spettacolo sportivo, quello che vigila sulla salute degli atleti senza quasi mai apparire sotto i riflettori.
L’approdo al Parma nell’era Tanzi e gli anni d’oro dei crociati
Per comprendere la statura del professionista, bisogna tornare indietro di oltre trent’anni. Manara, parmigiano doc, aveva mosso i primi passi nel calcio che conta proprio nella sua città, legandosi indissolubilmente al Parma. È l’inizio degli anni Novanta, il periodo magico del club crociato sostenuto dalla famiglia Tanzi; fu lì che strinse i primi fondamentali rapporti con lo staff dell’epoca, lavorando fianco a fianco con figure come Luca Montagna e Claudio Bozzetti, senza mai dimenticare il supporto fondamentale dei massaggiatori.
In quel calcio pionieristico e spregiudicato, Manara rappresentava la razionalità, la competenza scientifica al servizio di campioni che avrebbero fatto la storia della Serie A. La sua lunga militanza in gialloblù, durata fino al 2008, coincide con il periodo di massimo splendore del club emiliano, un’epoca in cui la sua professionalità venne forgiata nell’oro e nell’alta competizione.
L’esperienza tra Milan, Roma e le nazionali del Golfo
Dopo l’avventura a Parma, la carriera del dottore non conobbe soste. Quella valigia piena di referti medici e competenze lo portò prima al Milan, poi a percorrere rotte internazionali che molti colleghi possono solo sognare. Ha messo la sua professionalità al servizio dello Spezia, della Roma e perfino di club d’oltremare come l’Al Nasr.
Ma è forse l’esperienza con le nazionali del Golfo a evidenziare la stima di cui godeva all’estero: ha ricoperto incarichi prestigiosi per i Qatar e per gli Emirati Arabi Uniti, un’esperienza che ha arricchito il suo bagaglio culturale e professionale oltre ogni limite territoriale.
La Roma, che lo ha avuto come responsabile sanitario per cinque stagioni (dal 2019 al 2024), lo ha ricordato come un "professionista esemplare" e un "uomo di grande spessore", parole che testimoniano la dedizione assoluta con cui affrontava i problemi fisici dei calciatori.
La sua preparazione, del resto, era ineccepibile: dopo il diploma al Liceo Classico Maria Luigia, si era laureato in Medicina e Chirurgia all'Università di Milano per poi specializzarsi a Bologna, nel 1996, in Medicina dello Sport. Un curriculum che non lasciava nulla al caso. A Genova, dove era arrivato per guidare l'area medica dei blucerchiati, si era subito guadagnato la fiducia della dirigenza: Jesper Fredberg, ceo dell'area football del club, ha parlato di una "figura che non sarà facilmente sostituibile", apprezzandone l'umanità oltre che la competenza.
In un mondo spesso dominato dall’ansia da prestazione e dagli infortuni muscolari, Manara rappresentava un baluardo di serietà e metodo.




