Gasolio russo, Trump tratta con Putin: l’Europa teme il conto
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Redazione Esteri
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L’accordo sul gasolio russo promosso da Donald Trump con Vladimir Putin apre una nuova frattura tra Washington e gli alleati europei, mentre la guerra in Ucraina continua. La decisione americana di allentare le restrizioni sulle esportazioni di carburante di Mosca mette in discussione la strategia di pressione economica adottata contro il Cremlino e alimenta le preoccupazioni di Kyiv. Per l’Unione europea, la questione non riguarda soltanto l’approvvigionamento energetico e il costo dei carburanti, ma anche la capacità di mantenere una linea comune nei confronti della Russia quando gli interessi economici statunitensi entrano in conflitto con le esigenze di sicurezza del continente.
Perché Washington ha riaperto il mercato al diesel russo
La Casa Bianca presenta l’intesa come uno strumento per aumentare l’offerta di carburante sui mercati internazionali e contrastare il rincaro del diesel. La pressione sui prezzi energetici si è intensificata nel contesto della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, che ha aggravato le tensioni sulle forniture. Trump sostiene che il combustibile russo sia destinato al mercato globale e non direttamente ai consumatori americani, distinguendo l’operazione da un acquisto per gli Stati Uniti. L’amministrazione difende inoltre la scelta come parte degli sforzi per favorire una soluzione negoziata del conflitto ucraino. La concessione sulle sanzioni, tuttavia, consente a Mosca di recuperare margini commerciali proprio mentre le entrate energetiche continuano a rappresentare una risorsa importante per l’economia russa.
La decisione ha assunto anche un significato politico. Il governo statunitense ha sospeso l’applicazione di nuove sanzioni contro la Russia, giustificando la deroga con l’interesse nazionale e con la necessità di valutare gli effetti delle restrizioni sull’economia internazionale. Il provvedimento ha provocato critiche anche negli Stati Uniti, dove esponenti di entrambi gli schieramenti hanno contestato l’allentamento della pressione su Putin. Il dissenso riguarda il rischio che i ricavi derivanti dalle vendite di carburante contribuiscano a sostenere lo sforzo bellico russo, mentre l’Occidente continua a chiedere a Mosca di fermare l’invasione. La scelta di privilegiare la disponibilità di diesel mostra quanto le esigenze energetiche possano condizionare la politica estera americana.
Zelensky contesta l’intesa e si incrina il rapporto con Trump
Volodymyr Zelensky considera la riduzione delle restrizioni un vantaggio per il Cremlino e un indebolimento del sostegno internazionale all’Ucraina. Il presidente ucraino ha avvertito che alleggerire le sanzioni significa offrire nuove risorse a un Paese che continua a colpire il territorio ucraino. Le divergenze con la Casa Bianca si sono aggravate anche per gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe: Trump li ha criticati, collegandoli alla crescita dei prezzi del carburante, e ha chiesto a Kyiv di modificare la propria condotta. La posizione americana mette così in contrasto due obiettivi difficili da conciliare: ridurre il costo dell’energia e mantenere una pressione sufficiente a spingere Mosca verso un accordo.
La distanza tra i due presidenti riflette anche un diverso rapporto di forza negoziale. Washington può condizionare l’assistenza militare, la condivisione di informazioni e l’accesso a strumenti tecnologici essenziali per le operazioni ucraine. Kyiv, al contrario, ha bisogno del sostegno occidentale per sostenere la difesa e affrontare una guerra che continua a colpire infrastrutture e centri abitati. Trump ha dichiarato di voler lavorare con entrambe le parti per arrivare alla pace, ma le sue aperture economiche verso Mosca alimentano il timore che la ricerca di un’intesa finisca per aumentare la pressione sull’Ucraina. Il problema per Zelensky è ottenere garanzie concrete senza perdere il sostegno del principale alleato militare.
L’Europa deve rafforzare il sostegno a Kyiv
La crisi tra Washington e Kyiv aumenta il peso delle decisioni europee. Durante il vertice europeo di Bruxelles, Zelensky ha chiesto aiuti finanziari per coprire un disavanzo previsto di 70 miliardi di euro nel 2027. L’Unione ha già assunto impegni per 45 miliardi destinati a sostenere il funzionamento dello Stato ucraino e la sua difesa, mentre i governi europei valutano ulteriori possibilità di finanziamento, compreso l’impiego dei beni russi congelati e la concessione di nuovi prestiti. La discussione riguarda la capacità di garantire continuità agli aiuti anche in presenza di un eventuale ridimensionamento dell’impegno statunitense. Per i governi europei, la sicurezza dell’Ucraina è legata alla stabilità del continente e alla credibilità delle misure adottate contro l’aggressione russa.
Le divergenze transatlantiche si sviluppano mentre sul terreno proseguono gli attacchi contro obiettivi energetici e infrastrutture. Nella regione di San Pietroburgo, secondo il governatore Aleksandr Drozdenko, la difesa aerea russa ha abbattuto 144 droni ucraini; il ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato di averne intercettati complessivamente 1.015 in diverse aree del Paese. Il media indipendente russo Astra ha riferito di attacchi contro il centro dati di VKontakte e la sottostazione elettrica Vostochnaya, accompagnati da un blackout parziale in città. Questi episodi mostrano quanto le infrastrutture energetiche e tecnologiche siano esposte nella guerra, mentre le decisioni sulle sanzioni e sulle forniture di carburante assumono un peso crescente nei rapporti tra le potenze occidentali e Mosca.
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