Rivolta nel carcere di Pisa in diretta su TikTok: quattro arresti
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Redazione Interno
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La rivolta nel carcere di Pisa è terminata alle 6.30 del primo ottobre, dopo una notte di tensione all’interno della casa circondariale Don Bosco e una protesta ripresa in diretta su TikTok da uno dei detenuti. La Polizia penitenziaria ha riportato sotto controllo la struttura con il supporto di personale arrivato da Firenze. Quattro persone sono state arrestate perché ritenute responsabili di avere incitato la sommossa, mentre non risultano feriti al termine dell’operazione.
La scoperta delle presunte microspie nelle celle
La protesta era iniziata nel tardo pomeriggio del 30 settembre nel secondo reparto giudiziario, dove circa quaranta reclusi si erano barricati impedendo al personale di entrare. All’origine dei disordini ci sarebbe stato il ritrovamento, all’interno di alcune celle, di microspie, telecamere e altri dispositivi elettronici che sarebbero stati collocati per finalità investigative. I detenuti avevano chiesto di incontrare il comandante della Polizia penitenziaria e la direttrice dell’istituto, mentre la tensione cresceva negli spazi occupati.
La ricostruzione diffusa durante la protesta indicava anche le circostanze nelle quali gli apparecchi sarebbero stati installati. I reclusi sostenevano di essere stati fatti uscire dalle stanze nelle ore precedenti e di avere scoperto le apparecchiature soltanto dopo il rientro. Alcuni partecipanti alla sommossa avevano quindi creato barricate e utilizzato acqua e oggetti per ostacolare l’accesso degli agenti. In alcuni percorsi sarebbe stato versato anche dell’olio, rendendo scivoloso il passaggio e aumentando il rischio di incendio.
La rivolta trasmessa su TikTok dall’interno del Don Bosco
Uno degli aspetti più insoliti dell’episodio è stata la trasmissione degli avvenimenti direttamente dall’interno dell’istituto penitenziario. Un detenuto in possesso di un telefono cellulare ha avviato una live su TikTok mostrando le barricate e alcune delle fasi più concitate, fino a raggiungere quasi 15mila spettatori. Nel filmato comparivano anche agenti con scudi e manganelli su una scala di collegamento tra i piani, separati dai reclusi da un’inferriata. L'autore della diretta ha inoltre mostrato alcuni dispositivi elettronici, indicandoli come la ragione della protesta.
Attraverso il collegamento social i partecipanti hanno rivolto richieste di aiuto all’esterno e contestato la presenza degli strumenti scoperti nelle stanze. Gli aggiornamenti sono stati diffusi sia in italiano sia in albanese, trasformando il cellulare introdotto nella struttura in un collegamento continuo con persone fuori dal penitenziario. Le immagini hanno documentato dall’interno una situazione che, nello stesso momento, mobilitava un consistente dispositivo di sicurezza attorno alla struttura.
Polizia, carabinieri e ambulanze fuori dal penitenziario
Durante le ore più difficili all’esterno dell’edificio sono arrivati agenti di polizia, carabinieri e personale della Penitenziaria, mentre mezzi del 118 sono entrati nel perimetro dell’istituto per garantire assistenza sanitaria. Davanti alla casa circondariale si sono radunati anche parenti e amici dei reclusi. La presenza dei rinforzi ha accompagnato una gestione protrattasi per tutta la notte, fino alla riconquista degli spazi occupati senza ricorrere all’uso della forza.
Il Don Bosco era già al centro di segnalazioni sulle condizioni interne precedenti ai disordini. La Camera penale di Pisa, associazioni di volontariato e la garante delle persone private della libertà avevano denunciato problemi di sovraffollamento, con oltre 300 reclusi presenti nell’istituto, oltre a carenze igieniche. Tra le criticità indicate figuravano la presenza di cimici nei letti e un numero insufficiente di docce, in una situazione aggravata anche dal trasferimento di detenuti seguito alla chiusura di una sezione del carcere fiorentino di Sollicciano.
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