Rivolta nel carcere di Pisa, microspie nelle celle e diretta su TikTok

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una rivolta nel carcere di Pisa è scoppiata dopo la scoperta di microspie nascoste nelle celle e si è trasformata in un evento seguito in tempo reale anche all'esterno del penitenziario grazie a una diretta su TikTok. La protesta ha coinvolto decine di reclusi del secondo reparto giudiziario della casa circondariale Don Bosco, che si sono barricati impedendo l'accesso al personale. La tensione si è protratta per ore nella notte tra mercoledì e giovedì, fino alla conclusione della trattativa con i negoziatori della polizia penitenziaria. L'episodio si è chiuso senza feriti, mentre quattro detenuti indicati come promotori sono stati arrestati e trasferiti in altri istituti.

Le microspie trovate nelle celle e l'indagine per droga

La scintilla della protesta è stata il ritrovamento di un dispositivo per intercettazioni ambientali nascosto nel materasso di uno dei reclusi. L'apparecchiatura era stata collocata su delega della Procura nell'ambito di un'indagine riguardante fatti di droga: un elemento che chiarisce la finalità investigativa delle cimici e distingue la loro presenza da un'attività ordinaria di sorveglianza del penitenziario. Le prime ricostruzioni degli inquirenti indicano in 55 le persone coinvolte nei disordini, in prevalenza albanesi, anche se durante le prime ore della sommossa erano circolate stime inferiori sul numero dei partecipanti.

I detenuti hanno raccontato attraverso i social una propria versione delle modalità con cui gli apparecchi sarebbero stati installati. Hanno sostenuto di essere stati fatti uscire dalle stanze per alcune ore con il pretesto di una prova di evacuazione e di avere scoperto i dispositivi elettronici dopo essere rientrati. Nelle immagini diffuse dall'interno venivano mostrati anche alcuni degli oggetti rinvenuti. La protesta è diventata così immediatamente pubblica attraverso un telefono cellulare che non avrebbe dovuto essere disponibile all'interno della struttura, aprendo contemporaneamente un secondo problema di sicurezza: quello dell'ingresso e dell'utilizzo degli smartphone in un istituto penitenziario.

Barricate nel secondo reparto e la trattativa durante la notte

I disordini sono iniziati nella serata del 30 settembre, quando i reclusi hanno preso il controllo di una parte del secondo reparto giudiziario. Durante le fasi più tese sono stati ammassati letti e materassi per creare barricate e impedire agli agenti di entrare; altre ricostruzioni riferiscono anche di olio versato sui percorsi interni. All'esterno del Don Bosco sono intervenuti polizia, carabinieri e rinforzi della polizia penitenziaria, mentre nel perimetro della struttura sono entrate ambulanze. Davanti ai cancelli si sono radunati familiari e amici delle persone recluse, mentre le immagini provenienti dall'interno continuavano a circolare sui social.

Per evitare che la situazione degenerasse è stata avviata una lunga mediazione. Da Roma sono arrivati negoziatori specializzati della polizia penitenziaria, mentre alle interlocuzioni hanno partecipato anche la direzione dell'istituto e la garante dei detenuti. I reclusi chiedevano di parlare con il direttore, con un pubblico ministero e con i giornalisti. La trattativa è proseguita durante la notte e la protesta si è conclusa intorno alle 6.30, senza che fosse necessario un intervento di forza per riprendere il controllo della sezione.

Il nodo del sovraffollamento al Don Bosco

L'episodio si inserisce in una situazione già difficile per l'istituto pisano. La Uil Fp Polizia Penitenziaria ha indicato oltre 300 reclusi presenti a fronte di 185 posti, descrivendo quindi un sovraffollamento molto consistente. Lo stesso sindacato ha segnalato problemi anche sul fronte del personale, indicando 185 agenti assegnati rispetto a un fabbisogno quantificato in 347 unità. Sono condizioni che precedono la sommossa e che riguardano l'organizzazione quotidiana della struttura, indipendentemente dall'indagine che ha portato all'installazione dei dispositivi scoperti nelle stanze.

La vicenda ha avuto anche conseguenze giudiziarie immediate. Per i quattro reclusi arrestati viene contestata l'ipotesi di rivolta in istituto penitenziario, fattispecie che riguarda la partecipazione ad azioni compiute mediante violenza, minaccia o resistenza agli ordini impartiti per mantenere sicurezza e ordine. Gli investigatori devono ricostruire le responsabilità individuali durante le ore di occupazione del reparto, mentre le persone individuate come promotrici sono state allontanate dal penitenziario pisano e trasferite in altre strutture.

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