Pisa, detenuti trovano microspie nelle celle e trasmettono la rivolta su TikTok
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Redazione Interno
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Un telefono cellulare che non avrebbe dovuto essere in cella, una diretta su TikTok e alcune decine di detenuti barricati nel secondo reparto giudiziario del carcere Don Bosco di Pisa. Nella notte tra mercoledì e giovedì la protesta è andata avanti per ore, mentre fuori dai cancelli si radunavano familiari e amici dei reclusi, e si è conclusa all'alba senza feriti. A chiuderla è stata una trattativa condotta dai negoziatori della polizia penitenziaria arrivati da Roma, che hanno ottenuto l'apertura del reparto da parte dei rivoltosi senza che fosse necessario ricorrere alla forza.
Quattro promotori della rivolta sono stati arrestati, mentre ulteriori indagini sono in corso per identificare gli altri partecipanti e i responsabili dei gravi danneggiamenti.
Le richieste dei detenuti e la scoperta delle microspie
Secondo quanto ricostruito, la protesta è scattata dopo che alcuni reclusi hanno trovato nelle proprie celle delle cimici e delle piccole telecamere nascoste, collocate a fini investigativi. Nel corso della diretta social, i detenuti hanno denunciato di essere stati picchiati con i manganelli e hanno rivendicato il diritto di non essere spiati e di poter parlare liberamente in cella senza il timore di essere intercettati. Hanno inoltre chiesto di incontrare la direttrice del carcere e il comandante della polizia penitenziaria.
Durante la trattativa, alla quale ha preso parte anche la garante dei detenuti, i ristretti hanno insistito sulla necessità di avere la certezza che nessuno di loro sarebbe stato fatto oggetto di ritorsioni, segnalando anche la presenza di un detenuto cardiopatico che necessitava di un farmaco. Nel video, che poi è circolato sui social, si vedono due detenuti a volto scoperto che parlano in italiano e in albanese, mentre sullo sfondo compaiono i locali danneggiati e gli agenti in assetto antisommossa.
Il quadro del sovraffollamento negli istituti italiani
La vicenda pisana riporta l'attenzione sulle condizioni strutturali del sistema penitenziario italiano. Secondo i dati del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria aggiornati al 31 luglio, nei 189 istituti presenti sul territorio nazionale si contano quasi 65.000 ristretti, di cui il 31,3 per cento di cittadinanza straniera, a fronte di poco più di 51.000 posti regolamentari; considerando che molti spazi risultano inagibili o indisponibili, i posti effettivamente utilizzabili scendono a circa 46.000, con un tasso medio di sovraffollamento che raggiunge il 140 per cento.
Lo stesso Don Bosco di Pisa ospita oltre 300 detenuti contro una capienza regolamentare di 199. Su questo sfondo si inserisce anche la diffusione di telefoni cellulari non autorizzati all'interno degli istituti, circostanza che ha reso possibile la diretta trasmessa in tempo reale durante la protesta.
Le reazioni istituzionali e il dibattito politico
Il capo del Dap, Stefano Carmine De Michele, ha dichiarato che la situazione critica è stata fronteggiata dalla Polizia Penitenziaria e che non è stato necessario ricorrere alla forza grazie all'opera dei negoziatori del Corpo. Nella gestione dell'evento è stato decisivo il ruolo di coordinamento della neocostituita Direzione Generale delle Specialità, che ha inviato sul posto i negoziatori, tre squadre del Gruppo di Intervento Operativo giunte con un aereo militare della Guardia di Finanza e due squadre del Piano Operativo Regionale.
Sul piano politico, la vicenda ha offerto ai partiti della maggioranza un nuovo terreno di confronto sul tema del rimpatrio dei detenuti stranieri, rilanciando il progetto di legge presentato a luglio da Fratelli d'Italia alla Camera per consentire che i condannati stranieri scontino la pena nei Paesi d'origine.
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