Rivolta al Don Bosco di Pisa, quattro arresti. Antigone: "Un carcere disumano"
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Redazione Interno
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La rivolta scoppiata nella tarda serata di mercoledì nel secondo reparto giudiziario della casa circondariale Don Bosco di Pisa si è conclusa all'alba di ieri, dopo un'intera notte di protesta. Quattro detenuti sono stati arrestati con l'accusa di istigazione alla rivolta in un istituto penitenziario e rischiano fino a otto anni di reclusione. I quattro promotori sono stati trasferiti in altre strutture, mentre altri dieci reclusi sono stati ricollocati a causa dell'inagibilità di alcune aree della sezione.
La protesta è stata documentata in tempo reale attraverso ripetute dirette su TikTok trasmesse da un telefono cellulare introdotto illecitamente, che hanno mostrato le barricate erette nel reparto e i momenti di tensione con gli agenti in assetto anti-sommossa.
Il detenuto dietro le live su TikTok
Il profilo social utilizzato per le dirette, poi oscurato, si chiamava "Vlore_22". Dietro quello schermo c'era Daniel Myrtaj, giovane detenuto di origini albanesi che, secondo quanto ricostruito, sarebbe uno dei quattro protagonisti della live che ha mostrato la sommossa. Con una bandana nera sulla testa e a tratti sul volto, il recluso si è mostrato anche a viso scoperto, alternando aggiornamenti in italiano e in albanese e denunciando di essere stato picchiato con i manganelli.
Nelle immagini trasmesse dalla cella, i detenuti hanno mostrato anche i dispositivi elettronici trovati all'interno delle stanze, indicandoli come la causa scatenante della protesta. La diretta ha raggiunto quasi quindicimila spettatori mentre gli agenti della polizia penitenziaria, supportati dai colleghi di Firenze, tentavano di riprendere il controllo del reparto. Durante la notte sono stati incendiati materassi e oggetti di varia natura, e alcuni detenuti hanno cosparso il pavimento con olio per rendere scivolosi i percorsi.
Le microspie e le condizioni della struttura
La scintilla della rivolta, secondo le prime ricostruzioni, è stata la scoperta di microspie e telecamere nascoste all'interno di alcune celle, collocate su delega della Procura nell'ambito di un'inchiesta sullo spaccio di stupefacenti. I detenuti avrebbero trovato i dispositivi al rientro nelle stanze, dopo che la polizia penitenziaria li aveva fatti uscire. La diretta social ha reso pubblica in tempo reale una scoperta che di norma resta chiusa tra le mura dell'istituto, trasformando il telefono cellulare in un megafono verso l'esterno.
Enrico Vincenzini, presidente dell'Osservatorio Antigone Toscana, ha definito la struttura "un carcere disumano, in questo momento forse peggio di Sollicciano". L'associazione aveva già effettuato una visita ispettiva lo scorso 9 settembre, documentando una situazione particolarmente grave sul fronte igienico-sanitario: caldo intenso, servizi igienici privi di adeguata privacy, infiltrazioni, sporcizia e un'infestazione di cimici da letto che durava da mesi.
Il sovraffollamento e i numeri dell'emergenza
Il Don Bosco ospita oltre trecento detenuti a fronte di una capienza regolamentare che le diverse rilevazioni collocano tra 185 e 199 posti. Durante la visita del 31 agosto, la camera penale di Pisa aveva contato 304 persone detenute e 36 con problemi psichiatrici. Il sindacato Uil Polizia Penitenziaria ha parlato di oltre trecento reclusi stipati in 185 posti, con un organico di 185 agenti a fronte di un fabbisogno di almeno 347. Il quadro regionale non è meno critico: nelle carceri toscane risultano 3.534 reclusi a fronte di una capienza di 2.610 posti, quasi mille in più del consentito.
Il trasferimento di 250 detenuti da Sollicciano, deciso all'indomani del sequestro di sette sezioni, ha reso ancora più sovraffollati e inospitali gli altri istituti della regione. Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria, ha commentato che "mentre a Napoli Secondigliano si magnificano i risultati ottenuti con l'impiego di jammer che impedirebbero l'utilizzo fraudolento di telefonia cellulare, a Pisa si consumano tumulti in diretta TikTok, paradosso evidente di un sistema penitenziario da riformare profondamente al di là degli slogan".
La posizione del sindaco e l'intervento del governo
Il sindaco di Pisa, Michele Conti, ha dichiarato di aver parlato con la direttrice del carcere, Alice Lazzarotto, elogiandone la gestione della situazione, e di essere rimasto in contatto con il prefetto durante tutta la notte. Conti ha inoltre riferito di aver sentito il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, che ha dato la propria disponibilità a venire personalmente in visita al Don Bosco.
Secondo il primo cittadino, il governo sta affrontando il problema con interventi che vanno dalle sezioni disciplinari per i detenuti violenti al potenziamento delle unità cinofile contro l'ingresso di droga, fino ai sistemi anti-drone e alle nuove tecnologie per impedire l'utilizzo abusivo dei telefoni cellulari. Il sindaco ha anche citato il piano da diecimila posti in più negli istituti penitenziari entro il 2027 e il rafforzamento degli organici della Polizia Penitenziaria.
Laura Antonelli, avvocato del foro di Pisa e tesoriere dell'Unione delle camere penali, ha osservato che "se quanto abbiamo visto al Don Bosco lo avessimo riscontrato in un asilo, in un ospizio o in una Rsa, sarebbe già stato chiuso".
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