Detenuti in rivolta a Pisa, trovati dispositivi di spionaggio nelle celle

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Decine di detenuti hanno preso il controllo di un intero reparto della Casa circondariale Don Bosco di Pisa nel tardo pomeriggio di ieri, dando il via a una protesta che ha avuto come teatro anche il web. La scintilla, secondo le prime informazioni, è stata la scoperta di microspie e telecamere nascoste all'interno delle celle, collocate a fini investigativi.

La diretta streaming, avviata da un recluso di origini albanesi attraverso il suo profilo TikTok, ha mostrato in tempo reale barricate erette per impedire l'accesso alle forze dell'ordine e ha totalizzato quasi quindicimila spettatori prima di essere interrotta.

La ricostruzione della protesta

Secondo quanto riferito dagli stessi detenuti durante la seconda diretta, il giorno precedente la direzione del carcere aveva fatto uscire i reclusi dalle celle per un paio d'ore, adducendo come motivazione una prova di evacuazione. Al rientro, alcuni avrebbero trovato i dispositivi elettronici nascosti negli spazi riservati alla vita quotidiana.

La protesta è iniziata intorno alle 19 nel secondo reparto giudiziario, dove circa quaranta persone si sarebbero barricate chiedendo di incontrare il comandante della polizia penitenziaria e la direttrice della struttura.

Nel corso della diretta, i reclusi hanno alternato aggiornamenti in italiano e in albanese, denunciando di essere stati colpiti con i manganelli e rivendicando quello che hanno definito il diritto di non essere spiati e di poter parlare liberamente in cella senza il timore di intercettazioni. All'esterno dell'istituto sono stati schierati agenti della polizia penitenziaria in assetto anti sommossa, carabinieri e polizia di Stato, mentre un'ambulanza del 118 è rimasta all'interno del perimetro per tutta la durata della tensione.

Il quadro strutturale dell'istituto

La Casa circondariale Don Bosco sconta da tempo una condizione di criticità strutturale che il sindacato di polizia penitenziaria ha denunciato in più occasioni. In un atto di sindacato ispettivo presentato al Senato, il SAPPE ha segnalato come il carcere pisano sia considerato ad alto rischio per la presenza di detenuti di difficile gestione, per le condizioni fatiscenti della struttura e per la grave carenza di organico, in particolare nel ruolo dei sottufficiali.

La capienza regolamentare dell'istituto è di 206 posti, ma già nel dicembre 2018 il garante regionale dei detenuti della Toscana, Franco Corleone, documentava la presenza di 285 persone, di cui 42 donne e 162 stranieri. Le criticità non riguardano soltanto il numero dei presenti. Nel luglio 2026 la garante dei diritti dei detenuti di Pisa, Valentina Abu Awwad, aveva segnalato durante un presidio davanti al Don Bosco la presenza di un'emergenza sanitaria legata a un'infestazione da cimici, la scarsa quantità e qualità del cibo e la necessità di interventi strutturali.

Il contesto degli ultimi anni

Episodi di tensione nel Don Bosco non sono nuovi. Nel dicembre 2022, una protesta iniziata per questioni sanitarie era degenerata in violenze e in un principio di incendio, con suppellettili date alle fiamme e un principio di rissa tra gruppi di detenuti. L'istituto ha conosciuto anche momenti di confronto costruttivo: nel luglio 2024, in occasione di un'agitazione, erano stati effettuati colloqui nelle singole sezioni con gruppi di reclusi per comprendere le ragioni della protesta e valutare la possibilità di accogliere alcune richieste.

La vicenda di ieri sera ha avuto un elemento di novità rappresentato dalla diretta streaming, un canale che ha reso pubblica in tempo reale una scoperta destinata a restare confinata tra le mura dell'istituto. Non è un dettaglio secondario, considerando che in carcere il possesso di un telefono cellulare costituisce già di per sé un illecito. La presenza di negoziatori della polizia penitenziaria, giunti da Roma, ha accompagnato le ore successive alla protesta, mentre all'esterno del carcere si sono radunati alcuni familiari e conoscenti dei detenuti.

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