La volata Champions è un rompicapo da 180 minuti: Roma, Milan e Juve si giocano il futuro a colpi di classifica avulsa
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Redazione Sport
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Non capita spesso che un recupero infrasettimanale – quello di Parma-Roma, per intenderci – riesca a rivoluzionare le gerarchie di un'intera corsa europea. Eppure è successo: la vittoria rocambolesca dei giallorossi al Tardini, combinata con il clamoroso ko del Milan contro l’Atalanta, ha letteralmente riscritto gli equilibri della lotta alla prossima Champions League. A due turni dal termine, la classifica dalla terza alla sesta posizione è compressa in appena tre punti: un’abissale sottilezza che rende ogni pronostico un azzardo. L’adrenalina che solo questa competizione sa regalare si respira ora anche in casa Juve, naturalmente, ma pure tra le fila del Como, approdato chissà come a giocarsi un posto che fino a pochi mesi fa sembrava fantascienza.
I conti in tasca a chi insegue: Napoli a un passo, gli altri nell’incertezza
Prima di addentrarci nel ginepraio degli scontri diretti e dei calendari incrociati, occorre fare un distinguo. L’Inter ha già blindato matematicamente il proprio posto tra le grandi d’Europa. Il Napoli, che scende in campo stasera contro il Bologna, ha un margine rassicurante: se la formazione di Conte dovesse portare a casa l’intera posta, allora sarebbe certa della qualificazione senza neppure attendere l’ultima giornata. Per le altre quattro – Juventus, Milan, Roma e Como – il copione è più tormentato. Si combatte per due poltrone sole, con un margine di errore pari a zero. Da notare come la brutta prestazione dei rossoneri abbia di fatto riacceso le speranze di chi insegue; dall’altra parte, la Roma di mister De Rossi (ma attenzione a non dare ruoli per scontati) attraversa il suo momento più scintillante della stagione, forte di una rimonta che sa di impresa.
Il criterio degli scontri diretti e quella classifica avulsa che può valere una stagione
In questi casi, quando due o più squadre si ritrovano appaiate in classifica alla fine del campionato, non basta più guardare la differenza reti generale. I regolamenti della Lega Serie A – lo ricordiamo per dovere di cronaca – premiano chi ha raccolto di più negli scontri diretti. Un meccanismo, quello della cosiddetta classifica avulsa, che può trasformare un pareggio in un’eliminazione o un gol in un passaporto per la massima competizione europea. Ecco perché l’enfasi su questi 180 minuti finali non è retorica: ogni risultato parziale, ogni espulsione, ogni magia di un singolo calciatore assumerà un peso specifico abnorme. Se Milan e Roma chiudessero a pari punti, ad esempio, si dovrebbero riaprire i verbali dei rispettivi confronti stagionali; stessa cosa se dovessero entrare nel vortice anche Juve e Como, ipotesi tutt’altro che remota viste le distanze minime.
I calendari delle contendenti e i nodi da sciogliere sul campo
La Juventus, ad esempio, ha di fronte due impegni insidiosi ma gestibili sulla carta; il Como, dal canto suo, sogna un’impresa che nessuno avrebbe pronosticato a inizio stagione. Il Milan, però, arriva a questo snodo con lo stato di forma più preoccupante: la sconfitta subita dall’Atalanta ha lasciato strascichi visibili, tra meccanismi difensivi in affanno e una produttività offensiva intermittente. Al contrario, i giallorossi sfruttano l’onda lunga del successo di Parma – partita vinta con il cuore più che con la logica – e si presentano al derby con un’autoconsapevolezza nuova. In attesa di conoscere l’esito di Napoli-Bologna (che potrebbe già definire una delle quattro caselle), il destino delle altre si giocherà su dettagli quasi invisibili: un recupero riuscito, una traversa, un rigore concesso o negato. La cronaca nera sportiva – se così possiamo chiamare l’agonia di una sconfitta pesante – ha già fatto vittime illustri in queste settimane; ora tocca agli inquirenti del campo, arbitri e giocatori, scrivere l’atto conclusivo. Nessuna sintesi è possibile finché il pallone rotolerà, nessuna speculazione regge davanti alla sostanza dei novanta minuti che verranno.




