Roma, il racket delle case popolari dietro l'omicidio del 25enne Demir Orahovac
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Redazione Interno
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Demir Orahovac, che aveva venticinque anni ed era nato in Italia da genitori del Montenegro, è morto all'alba di domenica 21 dicembre nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale San Camillo, dove era stato trasportato in condizioni disperate dopo l'agguato. L'accoltellamento, avvenuto il giorno prima lungo le scale del palazzo Ater in viale Ventimiglia, nel quartiere del Trullo, ha provocato ferite troppo profonde, specialmente alla schiena e ai reni, per essere sanate. Il giovane, che viveva in quell'edificio di edilizia popolare assieme al fratello, è stato colpito in quella che gli investigatori descrivono, senza mezzi termini, come una spedizione punitiva organizzata dai vicini di casa, i quali gli contestavano la regolare occupazione dell'alloggio.
I fermati e la dinamica dell'aggressione
I carabinieri, coordinati dalla procura, hanno eseguito in tempi rapidi i fermati di tre persone, già ristrette nel carcere di Regina Coeli e sospettate di aver materialmente portato a termine l'aggressione. Si tratta, nello specifico, di un uomo di quarantotto anni, di suo figlio venticinquenne e di un terzo individuo di trentasette, tutti residenti nello stesso stabile della vittima. Le indagini, che hanno potuto contare anche su alcune testimonianze e sui riscontri tecnici, ricostruiscono un'aggressione brutale, scaturita da una lite furiosa divampata per motivi legati all'abitazione. Quel che emerge, e che costituisce il filo rosso dell'inchiesta, è il tentativo di imporre con la violenza un controllo sulle case popolari del quartiere.
La pista del racket degli alloggi Ater
Proprio il racket degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, un fenomeno purtroppo non nuovo nelle periferie della capitale, rappresenta il movente principale verso il quale convergono gli accertamenti. Gli inquirenti stanno esaminando la possibilità che l'azione del trio, oltre che da beghe condominiali, sia stata mossa dalla volontà di gestire in modo illecito gli appartamenti, esercitando pressioni e minacce sugli assegnatari. Una dinamica, questa, che trasformerebbe il fatto di sangue da regolamento di conti tra privati a episodio di criminalità organizzata, con implicazioni ben più ampie e radicate nel territorio. La morte di Orahovac, dunque, getta una luce cruda su un sistema di illegalità che prospera nello sfruttamento del disagio abitativo.
La caccia ai complici e lo sviluppo delle indagini
Il quadro investigativo, peraltro, non si considera affatto chiuso con i tre arresti. Fonti investigative riferiscono di essere sulle tracce di altre due persone, ritenute partecipi all'agguato e attualmente ricercate. La morte del giovane, che ha determinato il peggioramento della posizione giuridica dei fermati – ora indagati per omicidio –, ha impresso una svolta decisiva alle indagini, spingendo gli investigatori a scavare a fondo nei retroscena dell'episodio. L'obiettivo è accertare ogni responsabilità, sia diretta che di concorso, e ricostruire l'intera catena di comando che potrebbe aver portato all'omicidio, senza tralasciare nessun dettaglio sulle relazioni tra i coinvolti e su eventuali mandanti.




