Roma, muore il 25enne accoltellato al Trullo, si aggrava la posizione dei fermati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Demir Orahovac, il giovane di venticinque anni colpito a morte da numerose coltellate sulle scale del suo condominio in viale Ventimiglia, nel quartiere Trullo, ha perso la vita questa mattina, domenica 21 dicembre, poco prima delle undici. Ricoverato d'urgenza al San Camillo nella giornata di ieri, sabato, il suo quadro clinico, segnato da ferite profonde al tronco e ai reni, non ha lasciato scampo nonostante le cure intensive. La dinamica dell'agguato, che si è consumato nell'atrio della palazzina Ater intorno alle sette del mattino, appare agli inquirenti come un atto di brutale vendetta, forse premeditato, con ogni probabilità legato a conflitti scoppiati in ambito condominiale dopo che il ragazzo, originario del Montenegro, vi si era trasferito soltanto da quattro mesi insieme al fratello minore.

L'agguato all'alba e le indagini

Gli investigatori, mentre lavorano per ricostruire con precisione le ultime ore di vita della vittima, hanno già posto sotto fermo tre persone, la cui posizione giudiziaria si è inevitabilmente aggravata in seguito all'esito mortale dell'aggressione. Due di loro, stando a quanto appurato, sono legati da un rapporto di parentela, essendo padre e figlio. La linea investigativa principale punta verso una lite degenerata, forse per futili motivi, nell'ambito ristretto del palazzo, anche se non si esclude che alla base vi possano essere contenziosi più radicati. La violenza, del resto, sembra essere stata la risposta a un precedente episodio di intimidazione, poiché lo stesso Demir, poche ore prima di essere aggredito, era stato denunciato per aver dato fuoco a due autovetture parcheggiate nelle vicinanze.

Un bilancio drammatico

Quella che doveva essere una rappresaglia per un gesto di vandalismo si è dunque trasformata in una tragedia irreparabile, segnando per sempre la vita della famiglia del giovane e gettando nello sgomento l'intero caseggiato. Gli agenti, coordinati dalla magistratura, stanno ora vagliando ogni dettaglio per confermare o meno l'ipotesi di una ritorsione organizzata, dato che le prime testimonianze parlano della presenza di cinque individui all'atto dell'aggressione. L'obiettivo, adesso, è accertare le responsabilità penali di ciascuno, compiendo un lavoro meticoloso sulle dinamiche e sui movimenti delle persone già identificate.

Il filo delle ricostruzioni

Il caso, nella sua drammaticità, porta alla luce ancora una volta le pericolose spirali a cui possono condurre le faide tra vicini, capaci di esplodere con una ferocia inaspettata. Gli investigatori, evitando fughe in avanti, si concentrano sui riscontri oggettivi e sulle prove materiali, ascoltando i residenti della scala M e analizzando i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona. Il percorso giudiziario, che muove i primi passi da queste ore, dovrà far luce su una catena di eventi che, dall'incendio delle auto, è precipitata in poche ore nel sangue versato sul cemento di un pianerottolo.

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