Meloni al Palapartenope: «Il Sud è la locomotiva d'Italia, la sinistra è esilarante»
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Redazione Interno
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Un fiume di persone, una folla che non ha nulla da invidiare a un concerto rock, ha riempito fino a scoppiare il Palapartenope di Napoli, in un clima di attesa febbrile per l'arrivo dei leader del centrodestra. L'evento, organizzato per dare la volata alla campagna elettorale di Edmondo Cirielli, candidato governatore in quota Fratelli d'Italia, ha visto un dispiegamento di forze dell'ordine tale da blindare mezza Fuorigrotta, trasformando l'area circostante in una sorta di fortezza inaccessibile. Il monopolio assoluto di bandiere e striscioni, che tappezzavano ogni angolo disponibile, era esercitato dal partito di maggioranza, segnando visivamente, e senza alcun dubbio, l'appartenenza politica della serata.
Il palcoscenico della sfida
Sul palco, dopo una lunga sequenza di auto blu giunte una dietro l'altra, si sono avvicendati i protagonisti della coalizione, partendo da un Cirielli galvanizzato e visibilmente carico per la sfida che lo attende. A chiudere la lunga serata, però, è stata la premier Giorgia Meloni, l'ospite più atteso da una platea che non ha mai fatto mancare il suo sostegno fragoroso. La leader, prendendo la parola, ha subito lanciato il suo messaggio più forte, definendo la Campania e, più in generale, il Sud, «la locomotiva d'Italia», un motore di sviluppo potenziale per l'intero Paese, cercando di ribaltare una narrazione che spesso dipinge le regioni meridionali come un fardello.
Le frecciate alla sinistra
La parte più tagliente del suo intervento, che ha scatenato gli applausi e le risate dei sostenitori, è stata riservata agli avversari politici. Il confronto con la sinistra, secondo la Meloni, assume i toni della commedia, al punto da giudicare «esilaranti» le figure del presidente uscente della Regione e di quello della Camera. «Fico e De Luca come Totò e Peppino», ha affermato con sarcasmo, per poi precisare, in un'incisione che mirava a stemperare ogni possibile polemica di carattere campanilistico, che «la commedia napoletana è molto più nobile di quella che vediamo». Una strategia chiara, quella del leader di Fratelli d'Italia, che punta a mettere in luce le divisioni interne al fronte progressista, vere e proprie spine nel fianco per chi cerca di mantenere l'egemonia sulla regione dopo un decennio di amministrazione.
Il coro e la chiusura
Il momento forse più simbolico della serata, e certamente il più virale, si è consumato a chiusura del comizio, quando dalle migliaia di persone presenti nel teatro tenda si è levato il coro "Chi non salta comunista è". Un ritornello divenuto abituale in queste occasioni, che questa volta ha visto la stessa presidente del Consiglio non limitarsi a un cenno di assenso, ma partecipare attivamente, saltellando sul palco e gesticolando con le mani in un'esplicita adesione al coro. Dopo questo episodio, che ha ulteriormente scaldato gli animi, la serata si è conclusa con l'esecuzione dell'Inno nazionale, intonato insieme agli altri esponenti di spicco della coalizione, in un'immagine di unità e di chiusura patriottica della manifestazione.




