Youssef Siher è libero: la gip smonta le accuse della Procura
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Redazione Interno
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Youssef Siher è tornato in libertà dopo che la gip di Milano Tiziana Landoni ha respinto la richiesta della Procura di convalidare il fermo e disporre la custodia cautelare in carcere. Il ricercatore freelance e attivista pro-Pal, indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e per violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, ha lasciato San Vittore nel pomeriggio del 28 ottobre. La decisione della giudice si fonda sulla valutazione dei contenuti pubblicati attraverso il canale social Movimento 17 ottobre, che per la magistrata non configurano le condotte contestate dagli inquirenti.
Le motivazioni della gip: disobbedienza civile, non istigazione alla violenza
Nell’ordinanza, Landoni ha esaminato i messaggi diffusi dall’indagato, distinguendo la critica politica, anche aspra e provocatoria, dall’incitamento concreto alla commissione di reati. La giudice ha rilevato che nei contenuti esaminati non venivano prospettate azioni violente né indicati comportamenti criminosi come modalità per organizzare la protesta. Le iniziative suggerite agli utenti, secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento, richiamavano piuttosto forme di disobbedienza civile e la programmazione di manifestazioni periodiche per sensibilizzare e coinvolgere i cittadini.
La valutazione riguarda anche le espressioni utilizzate nei post, caratterizzate da toni duri contro il governo, lo Stato e i mezzi d’informazione. Per la gip, la condivisione di dichiarazioni polemiche non basta, da sola, a dimostrare l’esistenza di un’istigazione a commettere delitti contro l’ordine pubblico. Il punto centrale è la necessità di verificare se una manifestazione del pensiero sia concretamente idonea a provocare la commissione di reati, anziché considerare penalmente rilevante ogni linguaggio aggressivo o ogni forma di contestazione delle istituzioni.
Le accuse della Procura e la richiesta di custodia cautelare
La Procura di Milano aveva sostenuto che i messaggi attribuiti al ricercatore potessero esercitare una forza di suggestione e persuasione tale da alimentare un clima di intimidazione e destabilizzare la normale vita civile. L’accusa comprendeva l’ipotesi di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e quella di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Gli inquirenti avevano chiesto che il trentenne rimanesse in carcere, ritenendo i suoi contenuti online rilevanti nell’ambito degli accertamenti sui disordini avvenuti a Milano.
La gip non ha condiviso questa interpretazione e ha escluso la presenza di gravi indizi di colpevolezza rispetto ai reati contestati, oltre a non ravvisare i presupposti necessari per giustificare il fermo. La decisione investe quindi sia la legittimità del provvedimento restrittivo sia la richiesta di applicare una misura cautelare. La mancata convalida, tuttavia, non equivale a una sentenza definitiva di assoluzione e non comporta automaticamente la chiusura delle indagini: riguarda le ragioni giuridiche e gli elementi valutati per giustificare la privazione della libertà personale.
L’uscita da San Vittore e l’accoglienza degli attivisti
Il rilascio è avvenuto intorno alle 16.30, quando Siher è uscito a piedi dal passo carraio sul retro del carcere milanese. Ad attenderlo c’erano amici, familiari e attivisti pro-Pal, che lo hanno accolto tra gli applausi e lo hanno accompagnato verso un’automobile. Tra i presenti figurava Khader Tamimi, presidente dei Palestinesi in Italia. Il ricercatore non ha rilasciato dichiarazioni ai numerosi giornalisti che si erano radunati davanti all’istituto penitenziario.
La decisione giudiziaria ha riportato al centro del dibattito il confine tra libertà di espressione e istigazione a delinquere, soprattutto quando le dichiarazioni vengono diffuse attraverso canali digitali utilizzati per organizzare iniziative politiche. La valutazione della gip richiama la necessità di individuare elementi concreti che colleghino le parole alla possibile commissione di reati, senza sovrapporre automaticamente la radicalità del linguaggio alla responsabilità penale. Il provvedimento riguarda le contestazioni formulate nei confronti dell’indagato e non costituisce un giudizio generale su tutte le condotte verificatesi durante le manifestazioni milanesi.
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