Youssef Siher, attesa per oggi la decisione sul carcere a Milano

Youssef Siher, attesa per oggi la decisione sul carcere a Milano
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Youssef Siher si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’udienza di convalida del fermo nel carcere milanese di San Vittore. La giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni è chiamata a decidere sulla richiesta della Procura di confermare il fermo e disporre la custodia cautelare in carcere per il ricercatore e attivista per la Palestina. I suoi avvocati, Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, hanno chiesto la liberazione, contestando la ricostruzione accusatoria e sostenendo che non vi siano elementi sufficienti per giustificare la detenzione.

Le accuse della Procura e il ruolo del Movimento 17 ottobre

Al centro dell’inchiesta c’è il presunto ruolo dell’attivista nella gestione dei canali social del Movimento 17 ottobre, nato online dopo le devastazioni verificatesi nel centro di Milano durante le proteste del 17 e 18 ottobre. Gli inquirenti gli contestano l’istigazione a delinquere con finalità di terrorismo e la violenza organizzata in occasione di manifestazioni pubbliche. Secondo l’ipotesi investigativa, il gruppo digitale sarebbe stato utilizzato per organizzare nuove iniziative di piazza che avrebbero potuto degenerare in saccheggi e danneggiamenti. Si tratta di contestazioni che devono essere verificate nel procedimento giudiziario e che non equivalgono a una dichiarazione di responsabilità.

La Procura attribuisce particolare importanza alla crescita dei canali e alla capacità di coordinare la comunicazione online. Il canale Telegram collegato al movimento avrebbe superato gli 11 mila iscritti, diventando uno degli elementi su cui si concentra l’attenzione degli investigatori. La difesa, tuttavia, sostiene che amministrare uno spazio digitale o diffondere messaggi non dimostri automaticamente una responsabilità nelle violenze commesse durante le manifestazioni. Gli avvocati contestano soprattutto l’assenza, nella richiesta di custodia cautelare, di indicazioni che provino un invito esplicito a compiere azioni violente.

La linea della difesa: nessuna prova di istigazione alle violenze

La posizione dei legali si fonda sulla distinzione tra l’attività di comunicazione politica e l’eventuale partecipazione a condotte penalmente rilevanti. Secondo la difesa, gli elementi raccolti non dimostrerebbero che il ricercatore abbia promosso o diretto gli episodi di violenza contestati durante i cortei. Gli avvocati hanno chiesto alla gip di non trasformare la gestione di messaggi e canali social in una prova sufficiente per disporre il carcere. Il nodo giudiziario riguarda dunque la consistenza degli indizi e la possibilità di collegare concretamente l’attività digitale alle condotte contestate, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Nel corso dell’interrogatorio, l’indagato ha scelto di non rispondere anche alle domande preliminari sulle proprie condizioni personali, comprese quelle relative alla situazione familiare ed economica e agli eventuali precedenti. La facoltà di non rispondere è una garanzia prevista dall’ordinamento e il suo esercizio non costituisce, di per sé, prova di colpevolezza. La decisione cautelare spetta alla giudice, che deve valutare gli elementi presentati dall’accusa e le contestazioni della difesa prima di stabilire se sussistano i presupposti per mantenere la misura restrittiva.

Il provvedimento atteso dal tribunale di Milano

La giudice si è riservata di depositare il provvedimento dopo aver esaminato le richieste contrapposte. La decisione riguarda due aspetti distinti: la convalida del fermo e l’eventuale applicazione della custodia cautelare in carcere. La convalida richiede una valutazione sulla legittimità del fermo, mentre la misura cautelare deve rispondere ai presupposti previsti dalla legge. La Procura, coordinata dalla pm Francesca Crupi e dal procuratore capo Marcello Viola, ha sostenuto la necessità della detenzione; la difesa insiste invece sull’insufficienza degli elementi per giustificarla. Il provvedimento della gip stabilirà l’esito di questa fase del procedimento.

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