Il botta e risposta tra Formigli e Calenda, dal podcast allo scontro legale
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Redazione Esteri
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L’ultimo giorno del 2025, al di fuori del palinsesto televisivo ufficiale, si è consumato uno scontro dalle tinte forti tra il conduttore di Piazzapulita, Corrado Formigli, e il senatore di Azione Carlo Calenda, destinato a riverberarsi ben oltre la semplice polemica giornalistica. A innescare la disputa sono state le dichiarazioni rilasciate dal politico nel corso di un’intervista per il podcast di Ivan Grieco, nelle quali ha descritto, con una certa puntualità, le dinamiche di un presunto invito alla trasmissione di La7. Secondo il racconto di Calenda, una telefonata proveniente dagli autori del programma avrebbe posto una condizione precisa al suo eventuale intervento in una puntata dedicata alla legge di bilancio, richiedendo, a suo dire, una garanzia preventiva di attacco politico nei confronti del presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La ricostruzione e l’accusa di diffamazione
Formigli, che di quella trasmissione è la voce più riconoscibile, ha replicato senza mezzi termini, definendo la ricostruzione del senatore una “falsità sesquipedale” e imputando al leader di Azione l’intenzione di mentire spudoratamente, con l’unico scopo di ottenere visibilità. La reazione del giornalista, che qualcuno ricorda essere stata piuttosto netta anche in passati frangenti, non si è limitata alla smentita pubblica ma ha assunto toni di sfida legale, invitando esplicitamente Calenda a deporre lo scudo dell’immunità parlamentare per affrontare le conseguenze di quelle che vengono considerate dichiarazioni diffamatorie. Una mossa, quest’ultima, che sposta il terreno del confronto dalle colonne della cronaca politica alle aule di tribunale, sottintendendo una gravità che va al di là dello scambio verbale.
Il nucleo della disputa e il metodo giornalistico
Al centro della controversia resta quindi l’interpretazione di quel contatto telefonico, che Calenda dipinge come una richiesta di assicurazioni preliminari sulla linea da tenere in studio, mentre Formigli rigetta come completamente inventata. La questione, al di là delle versioni contrastanti, solleva interrogativi più ampi sui meccanismi che regolano l’accesso ai talk show politici e sulle pressioni, reali o presunte, che gli ospiti possono subire. Il conduttore, dal canto suo, ha ricordato come il suo lavoro si fondi sulla verifica dei fatti e sul contraddittorio, respingendo l’idea di imporre un copione agli interlocutori, molti dei quali, è bene notarlo, appartengono alla maggioranza di governo e ne sostengono pubblicamente l’operato.
Le implicazioni e il silenzio delle parti coinvolte
Mentre la disputa verbale prosegue, con Calenda che ha rilanciato minacciando a sua volta azioni legali e con Formigli che continua a ritenere offensivo essere tirato in ballo con accuse di tale portata, il caso ha generato un dibattito che coinvolge, seppure indirettamente, anche la testata e la sua linea editoriale. Nessuno degli autori citati nel racconto del senatore, peraltro, è intervenuto pubblicamente per confermare o smentire i dettagli di quella conversazione, lasciando le due versioni in un confronto diretto e privo di ulteriori testimonianze. Il tutto mentre la macchina dell’informazione, che spesso si nutre di questi contrasti, continua a registrare ogni sviluppo, attendendo eventuali passi formali che potrebbero trasformare lo scontro a distanza in una causa giudiziaria.




