Referendum giustizia, a Trieste il confronto tra i comitati: “riforma divisiva”, “non ci sono pericoli”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A poco più di una settimana dal voto, che si terrà il 22 e 23 marzo, la campagna referendaria sulla riforma costituzionale della giustizia entra nel vivo, e lo fa provando a riportare il dibattito lontano dagli slogan, dentro i teatri e davanti al pubblico. Un tentativo, quello di Legacoop Fvg, Arci Fvg e Forum del Terzo Settore, di offrire una piattaforma di confronto che metta da parte la propaganda e si concentri sul merito dei sette articoli della Costituzione che si intendono modificare. L’incontro triestino, che si è svolto alla Piccola Fenice, ha visto così fronteggiarsi, da un lato, il sostituto procuratore Federico Frezza e l’avvocato Caterina Bove per il fronte del “No”, e dall’altro le avvocatesse Sabina Della Putta e Fiorenza Prada per i promotori del “Sì”.

La polemica politica e le ragioni di uno scontro

L’intervento del magistrato Frezza ha immediatamente centrato quello che, a suo avviso, rappresenta il nodo più problematico dell’attuale clima politico: la profonda frattura che la riforma, nel suo percorso di approvazione e nella conseguente campagna referendaria, ha generato. La riforma, ha dichiarato Frezza, rischia di rivelarsi “estremamente divisiva”, alimentando un livello di scontro e di polemica che travalica i contenuti reali del provvedimento, finendo per “esondare” oltre i confini del merito giuridico. Un’analisi, questa, che fotografa la tensione degli ultimi giorni, durante i quali la politica è tornata a occupare la scena. Lo stesso dibattito, d’altronde, non è solo confinato alle aule giudiziarie o ai circoli degli addetti ai lavori: in tutta Italia si moltiplicano le iniziative per informare i cittadini, come quella in programma al teatro Toselli di Cuneo o l’incontro cremonese che vedrà protagonista Alessandro Sallusti, ex direttore del Giornale e portavoce del comitato per il “Sì”, intento a presentare il suo libro scritto a quattro mani con l’ex magistrato Luca Palamara, “Il sistema colpisce ancora”.

Il fronte del “Sì” e la spinta verso le urne

Sul fronte opposto, la campagna per la riforma cerca di capitalizzare l’onda lunga del sostegno della maggioranza di governo, che ha fatto della separazione delle carriere e della creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura i suoi cavalli di battaglia. Il tentativo è quello di semplificare un quesito complesso, che chiede ai cittadini di esprimersi su modifiche profonde all’ordinamento giurisdizionale, tra cui il sorteggio dei componenti togati dei nuovi Csm e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. Gli avvocati del “Sì” presenti a Trieste, nel loro intervento, hanno evidentemente cercato di ribaltare la narrazione del pericolo per l’indipendenza della magistratura, sostenendo al contrario l’assenza di rischi e la necessità di un rinnovamento. Una posizione che trova eco nelle parole della premier Giorgia Meloni, scesa in prima linea con un video di tredici minuti sui social per spiegare le ragioni del voto favorevole, cercando di smontare quelle che definisce “bufale” e rassicurando al contempo sulla tenuta del governo in caso di sconfitta.

Una campagna tra fuochi incrociati e colpi di scena giuridici

Il percorso verso il referendum, d’altra parte, è stato tutt’altro che lineare, segnato da colpi di scena che hanno coinvolto gli stessi organi istituzionali. Solo poche settimane fa, la decisione dell’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione di riformulare il quesito ha infiammato gli animi: la nuova dicitura, voluta per maggior chiarezza, specifica ora esattamente quali articoli della Costituzione verrebbero modificati, un’integrazione non da poco rispetto al precedente, più vago richiamo al Titolo della legge. Una decisione che ha scatenato le ire di esponenti della maggioranza, i quali hanno puntato il dito contro alcuni componenti del collegio giudicante, accusati di non essere imparziali e di avere posizioni vicine al fronte del “No”. Accuse respinte con fermezza dagli stessi giudici e dal primo presidente della Cassazione, che ha parlato di “illazioni intollerabili” che minano la credibilità della funzione giurisdizionale, in un clima di fuoco incrociato che sembra destinato ad accompagnare gli italiani fino all’ingresso nelle cabine elettorali.

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