Bulli accusati di violenza sessuale per la tortura del 15enne ad Halloween
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Redazione Interno
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La madre del quindicenne, che ha subito sevizie la notte di Halloween, è comparsa pubblicamente a Borgo Navile, sotto la tettoia del mercato di Moncalieri, mantenendo un contegno di fiero riserbo. Accanto a lei, il figlio, il cui volto era celato da un berretto bianco atto a nascondere i segni più evidenti delle umiliazioni patite, come i capelli e le sopracciglia rasate, ha trovato un attimo di sollievo negli applausi e nell’affetto degli amici che lo hanno incoraggiato mentre correva verso di loro. Una scena che, nella sua apparente normalità, strideva profondamente con l’accaduto, rendendo ancor più tangibile il contrasto tra la ferocia subita e la ricerca di una quotidianità perduta.
Le accuse della procura e l’appello della famiglia
Mentre il giovane, il cui nome è di fantasia per tutelarne l’identità, cercava conforto tra i coetanei, la Procura dei Minori, alla quale la famiglia si è affidata, ha già aperto un fascicolo iscritto a carico di ignoti per reati gravissimi: oltre al sequestro di persona e alla violenza privata, gli inquirenti hanno contestato anche il capo di violenza sessuale, delineando un quadro di sopraffazione che travalica i confini della semplice bullismo per configurarsi come una vera e propria tortura. Sono stati individuati, quali presunti responsabili, due ragazzi di 14 e 15 anni e una ragazza sedicenne, tutti coinvolti in quella che è stata definita, senza mezzi termini, una “notte degli orrori”. La madre, da parte sua, ha lanciato un accorato appello, chiedendo espressamente di “fermare le spedizioni punitive” e sottolineando come la propria famiglia non intenda “rispondere a violenza con altra violenza”, posizione che assume un significato particolare nel contesto di una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica.
Il trauma e la prospettiva psicologica
“Hanno rovinato mio figlio a vita”, ha dichiarato la donna, la cui sofferenza traspare in ogni parola, aggiungendo che l’obiettivo principale è ora impedire che il ragazzo si identifichi per sempre con il ruolo della “persona abusata” e che, nonostante tutto, possa trovare la forza di “andare avanti”. Sul piano dell’analisi psicologica, Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, offre una chiave di lettura che va al di là della cronaca nera, suggerendo come vittima e carnefici condividano, in fondo, una comune fragilità, figlia dei tempi attuali. “Se non riesce a trovare le parole e i canali giusti per essere espressa”, ha spiegato Lancini, “questa fragilità può trasformarsi in violenza”. Una riflessione che invita a considerare il vuoto di ascolto e di espressione emotiva in cui molti adolescenti si trovano a navigare, un contesto nel quale, come ha osservato lo specialista, l’età adulta viene ormai identificata con la violenza stessa.
Le dinamiche di una fragilità condivisa
La vicenda, che ha per teatro Moncalieri, richiede dunque, secondo gli esperti, una lettura che sappia mettere da parte il giudizio immediato per approfondire le radici di un malessere così profondo. Il quindicenne vessato, del quale si riporta anche la sofferenza di disturbi dell’attenzione e dell’apprendimento, e i suoi coetanei accusati di averlo torturato, appaiono come espressioni diverse di uno stesso disagio. Lancini ha posto l’accento sulla necessità di ascoltare le emozioni dei ragazzi, un’operazione che la società contemporanea, a suo avviso, sta trascurando, con esiti a volte drammatici. La manifestazione di solidarietà, conclusasi con il giovane che sorrideva nonostante i segni sulle sopracciglia, rappresenta forse un primo, timido tentativo di ricucire uno strappo così profondo, mostrando come il sostegno collettivo possa offrire un argine, seppur fragile, all’isolamento e alla disperazione.




