Ciriè, neonata salvata dal 118 dopo il parto in casa: la procura indaga per tentato infanticidio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Momenti di estremo terrore hanno segnato l’alba di una giornata apparentemente normale a Ciriè, nel Torinese, dove il ritrovamento di una neonata in condizioni disperate all’interno del water domestico ha innescato una sequenza di soccorsi tempestivi e drammatici. Un familiare, la cui identità rimane custodita nel riserbo delle indagini, ha scoperto la piccola e, comprendendo la gravità del momento, ha immediatamente allertato i soccorsi, facendo giungere sul posto gli operatori del 118 in pochi minuti. Questi, trovando la bambina in uno stato critico, hanno prontamente avviato le manovre di rianimazione, un intervento cruciale che ha permesso di stabilizzare le sue funzioni vitali, sebbene precarie, e di assicurarle il trasferimento d’urgenza in terapia intensiva neonatale.

Le circostanze del parto e la madre

Accanto alla bimba, nella stessa abitazione, è stata trovata la madre, una donna di 38 anni che, secondo quanto è emerso dalle prime e confuse dichiarazioni, avrebbe affermato di non sapere di essere incinta. Il parto, avvenuto in solitudine tra le mura di casa e in particolare in bagno, è stato accompagnato da una copiosa perdita di sangue che ha reso necessario il ricovero anche per la donna, la quale è stata così trasportata, insieme alla figlia, all’ospedale di Ciriè con un’ambulanza di Azienda Zero. La dinamica, per come si è presentata ai primi soccorritori, lascia intravedere una scena di grande concitazione e sofferenza, con la donna accucciata sul sanitario dove la neonata, appena venuta alla luce, è stata ritrovata con la testa immersa nell’acqua.

L’avvio delle indagini

Sul caso, per sua natura complesso e delicato, la Procura di Ivrea ha prontamente aperto un’inchiesta, formalmente indirizzata verso l’ipotesi di reato di tentato infanticidio, mentre le indagini operative sono state affidate ai carabinieri del luogo. Gli investigatori, nel rispetto della delicatezza della situazione e delle condizioni di salute di entrambe le pazienti, dovranno ora accertare le esatte dinamiche che hanno condotto a un epilogo così tragico, ricostruendo ogni passaggio di quelle ore e vagliando ogni elemento a disposizione. L’attenzione si concentra, inevitabilmente, sulle reali condizioni psico-fisiche della madre durante e dopo il parto, nonché sulla sua consapevolezza riguardo la gravidanza, aspetti che risulteranno determinanti per inquadrare giuridicamente l’accaduto.

Il quadro giudiziario e le prospettive

L’apertura del fascicolo per tentato infanticidio segna un passaggio giudiziario cruciale, poiché il delitto, previsto dall’articolo 578 del codice penale, punisce l’uccisione di un neonato immediatamente dopo il parto o durante gli atti del parto stesso, quando il fatto è commesso dalla madre; l’aggravante del tentativo si applica nel caso in cui, come in questa circostanza, l’evento morte non si sia verificato. Le autorità, pertanto, dovranno lavorare per discernere se vi sia stato un dolo specifico, ossia l’intenzione di sopprimere la neonata, oppure se le circostanze debbano essere attribuite a un contesto di improvvisazione, panico o a condizioni di alterazione tali da inficiare la capacità di intendere e di volere. L’intera vicenda, al di là degli sviluppi processuali, getta una luce cruda sulle solitudini che a volte circondano la maternità e sulla necessità di reti di supporto che possano intercettare il disagio prima che esso sfoci in tragedia.

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