Neonata nel water a Cirié, la madre sotto indagine per tentato infanticidio
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Redazione Interno
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La tragica scoperta è avvenuta in un appartamento di Cirié, dove lo zio della neonata, allarmato, ha dato l'allerta ai soccorsi dopo aver trovato la piccola in condizioni critiche. La bambina, partorita soltanto da poche ore, è stata immediatamente rianimata dal personale del 118 e trasferita in terapia intensiva nell'ospedale Maria Vittoria di Torino, dove le sue condizioni, seppur gravissime, sono state definite stabili. La madre, una donna di trentotto anni che era presente in casa al momento dell'intervento, è stata a sua volta condotta presso il presidio sanitario di Cirié per i necessari e imprescindibili accertamenti clinici, in attesa di essere ascoltata dagli investigatori che stanno cercando di ricostruire l'esatta dinamica dei fatti.
La ricostruzione dei carabinieri
Secondo quanto emerso dalle prime indagini, coordinate dalla procura di Ivrea, la donna avrebbe partorito da sola, accovacciata sul water del bagno di casa. Spenta dalla fatica e forse dallo shock, avrebbe poi lasciato la neonata con la testa immersa nell'acqua, un dettaglio, quest'ultimo, che ha portato gli inquirenti a ipotizzare il reato di tentato infanticidio. I carabinieri, ai quali è affidata l'indagine, stanno esaminando ogni elemento per confermare una ricostruzione che, sebbene provvisoria, appare già fondata su riscontri oggettivi. La scena, come spesso accade in simili circostanze, presentava tracce biologiche rilevanti, tra le quali del sangue, che contribuiscono a delineare un quadro complesso e drammatico.
Un precedente che fa riflettere
Questo drammatico episodio riporta inevitabilmente alla memoria un caso analogo, avvenuto a pochi chilometri di distanza e quasi in identico periodo dell'anno scorso. A Nole, infatti, il 22 novembre del 2024, una bambina di soli dieci mesi, di nome Perla, perse la vita annegata per mano della propria madre, una trentaquattrenne che lottava contro una grave sindrome depressiva post partum. Quel tragico precedente, con il suo carico di dolore, sembra ora echeggiare in una vicenda che presenta inquietanti somiglianze, nonostante le differenze nelle conclusioni, al momento ancora tutte da scrivere.
Il supporto dei servizi e il contesto familiare
Elemento cruciale dell'inchiesta è la condizione psichica della madre, della quale si sa che era già seguita, prima del parto, sia dai servizi psichiatrici che da quelli sociali. Sembra, inoltre, che la donna non avesse mai accettato la gravidanza, vivendo uno stato di profonda negazione che l'avrebbe portata a tenere la propria condizione nascosta anche ai familiari più stretti. Una situazione di fragilità, questa, che appare come il filo conduttore di una vicenda nella quale la dimensione personale si intreccia in modo indissolubile con quella giudiziaria, lasciando intravedere un malessere profondo e forse non sufficientemente compreso.




