Francia, il fango di Mèze consegna alla scienza un nido di oltre cento uova di dinosauro
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Non è stato un colpo di fortuna, bensì l’esito di una paziente attività di scavo condotta in un terreno già noto per la sua ricchezza paleontologica: il Musée Parc des Dinosaures, nel Sud della Francia, ha restituito alla luce un agglomerato di oltre cento uova fossilizzate, un ritrovamento che gli esperti definiscono già come il più importante mai realizzato al mondo per densità e stato di conservazione. A fare la scoperta, durante una serie di sondaggi nel sito di Mèze, è stato Alain Cabot, archeologo, ricercatore e direttore del parco-museo, coadiuvato dalla figlia Marina, geologa come lui. Insieme, i due hanno portato alla luce un vero e proprio giacimento stratificato, protetto per decine di milioni di anni da fango e roccia.
L’eccezionale finestra temporale sul Cretaceo superiore
Le uova, ciascuna delle quali ha all’incirca le dimensioni di un pallone da calcio, giacciono sepolte da un arco temporale compreso tra i 70 e i 72 milioni di anni fa, cioè nella fase terminale del periodo Cretaceo, quella immediatamente precedente l’estinzione di massa dei grandi rettili. A stupire i ricercatori, oltre al numero – mai così elevato in un unico sito – è lo stato quasi perfetto dei gusci, che si sono conservati grazie a un processo di mineralizzazione facilitato dall’ambiente umido e privo di agenti erosivi violenti. Una circostanza, quest’ultima, che permette agli scienziati di osservare dettagli microstrutturali altrimenti perduti nel tempo.
Il mistero della specie: il 95% delle uova era già schiuso
Eppure, nonostante l’ottima conservazione, gli studiosi si trovano davanti a un paradosso: circa il 95% delle uova rinvenute risulta già schiuso al momento della fossilizzazione, un elemento che complica notevolmente l’identificazione della specie che le ha deposte. Nessun embrione integro è stato infatti recuperato tra i gusci frantumati, e questo esclude – almeno per ora – la possibilità di assegnare il nido a un dinosauro specifico, come un titanosauro o un adrosauro. Cabot stesso ha comunque sottolineato come il dato sulla schiusa rappresenti di per sé un’informazione preziosa, perché testimonia il successo riproduttivo di quegli animali in quella specifica area.
Il Sud della Francia come possibile “più grande giacimento mondiale”
Le ricerche nel sito di Mèze sono tutt’altro che concluse, anzi: a giudizio dello stesso Alain Cabot, l’area indagata potrebbe rivelarsi “il più grande giacimento al mondo” per concentrazione di uova fossili di dinosauro. Una dichiarazione, la sua, che non si basa solo sull’ultimo ritrovamento, ma su un’analisi più ampia della stratigrafia locale, ricca di depositi argillosi risalenti al medesimo periodo. La scoperta è già stata oggetto di prime verifiche indipendenti da parte di altri paleontologi, i quali hanno confermato l’autenticità dei reperti e la loro eccezionale rilevanza scientifica.
Dettagli giudiziari e inchieste: nessun illecito, solo procedure di tutela
Sul piano delle autorizzazioni, va detto che gli scavi sono stati condotti nel pieno rispetto delle normative francesi sulla protezione del patrimonio fossile: il Musée Parc des Dinosaures opera da anni in convenzione con il ministero della Cultura, e ogni reperto viene immediatamente censito e messo in sicurezza. Non risultano, al momento, indagini in corso per sottrazione o danneggiamento di reperti, né contestazioni sulla proprietà scientifica dei materiali. La cronaca, in questo caso, si limita a registrare un evento di portata mondiale privo di ombre penali o amministrative, concentrandosi invece sugli sviluppi delle analisi in corso.




