Manovra, le banche avvertono il governo: "Non siamo galline dalle uova d'oro"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le audizioni parlamentari sulla manovra economica hanno fatto emergere, con una chiarezza che non ammette ambiguità, la netta opposizione del sistema creditizio italiano alle nuove imposizioni fiscali. Il direttore generale dell'Abi, Marco Rottigni, intervenendo davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha delineato senza mezzi termini le conseguenze delle misure governative, le quali, in un quadro già segnato dall'incertezza economica e da un'elevata instabilità geopolitica, rischiano di compromettere la solidità degli istituti. Il governo, dal canto suo, chiede al settore un contributo di 9,6 miliardi di maggior gettito tra il 2026 e il 2029, una cifra che i banchieri giudicano eccessiva e potenzialmente dannosa, sottolineando come gli istituti non possano essere considerati una fonte inesauribile di gettito.

Il conto salato per gli istituti di credito

Secondo le stesse associazioni di categoria, gli interventi in materia di deducibilità fiscale contenuti nella legge di Bilancio comporteranno, da qui al 2030, mancati ricavi per circa 800 milioni di euro. A questo, che di per sé rappresenta un elemento di forte pressione, si aggiunge l'onere complessivo delle nuove misure, quantificato in quei 9,6 miliardi di euro che il fisco prevede di prelevare nel quadriennio successivo. Una parte di essi deriva, secondo quanto denunciato dall'Abi, da una sorta di "doppia Irap" che graverebbe ingiustamente sul settore, un meccanismo che gli esperti del settore giudicano penalizzante e che finisce per alterare la corretta concorrenza sul mercato.

Il confronto in Parlamento e le altre voci

La sessione di Bilancio in Parlamento, affidata in prima lettura al Senato, ha visto la convocazione di quasi ottanta rappresentanti di parti sociali e associazioni, ciascuno dei quali ha avuto a disposizione quindici minuti per presentare le proprie osservazioni alle commissioni riunite. Accanto alle preoccupazioni del mondo bancario, sono emerse altre voci critiche: dagli allarmi sui Livelli essenziali delle prestazioni alle forti perplessità sul rialzo delle tasse per gli affitti brevi, fino alle richieste di un alleggerimento del carico fiscale per i professionisti e alla segnalazione di una scarsa attenzione per le politiche ambientali. Un coro variegato, il quale, sebbene animato da esigenze differenti, concorda nel sollecitare modifiche al testo governativo.

Lo scenario per il pubblico impiego

In un contesto di tensioni finanziarie, si è intanto consumato un altro capitolo significativo, quello del rinnovo del contratto per i dipendenti degli enti locali. L'accordo, che garantisce aumenti salariali medi di circa 140 euro mensili a oltre 430mila lavoratori, è stato firmato da Cisl e Uil, ma non dalla Cgil. Quest'ultima, confermando una linea di condotta già manifestata in precedenza per il comparto delle amministrazioni centrali e della sanità, ha respinto la proposta, evidenziando come la trattativa si sia svolta in un clima di generale difficoltà e di risorse limitate.

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