Manovra, il conto da 9 miliardi per le banche e i moniti dell'Abi
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Redazione Economia
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Il governo, che ha avviato il ciclo di audizioni parlamentari sulla legge di bilancio, chiede al sistema creditizio uno sforzo fiscale senza precedenti per il quadriennio che si apre nel 2026, un impegno quantificato in 9,6 miliardi di euro di maggior gettito. Marco Elio Rottigni, direttore generale dell'Associazione Bancaria Italiana, nel suo intervento davanti alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, ha fornito una stima precisa dell'onere, delineando al contempo un panorama economico che, a suo dire, non consente facili ottimismi. Se da un lato, infatti, ha riconosciuto i segnali di una ripresa della dinamica del credito, sia verso le famiglie che verso le imprese, dall'altro ha sottolineato come il contesto sia appesantito da un'incertezza diffusa e da un'elevata instabilità geopolitica, elementi che sconsigliano di considerare gli istituti di credito delle semplici "galline dalle uova d'oro".
L'impatto sulle performance e la reazione dei mercati
Nonostante l'entità della cifra, che rappresenta una novità significativa nel panorama della manovra, l'agenzia di rating Fitch ha espresso un parere tendenzialmente rassicurante riguardo all'impatto diretto sulla solidità patrimoniale degli istituti. Secondo le analisi dell'agenzia, è infatti "improbabile" che i rating delle banche e delle assicurazioni risentano in maniera sostanziale della tassa sui cosiddetti "extra profitti", una misura che il governo Meloni si appresta a perfezionare. La previsione, che smorza alcuni allarmi, si basa sulla convinzione che le banche riusciranno a scaricare gran parte dei nuovi costi sui loro clienti, adeguando le condizioni dei prodotti e dei servizi offerti, mentre appare meno probabile una ripercussione diretta e immediata sulla politica dei dividendi.
Il punto di vista dell'associazione di categoria
L'Abi, dal canto suo, ha già iniziato a tracciare un bilancio più dettagliato delle conseguenze immediate. Rottigni ha riferito che, soltanto per le misure di carattere fiscale già contemplate, il settore dovrà affrontare circa 800 milioni di euro di mancati ricavi, una cifra che si aggiunge al pesante conto finale. Pur nella chiara presa d'atto della situazione, l'associazione ha mantenuto un tono volto al dialogo, evitando toni aspri e preferendo la via della collaborazione. "L'Abi si rende pienamente disponibile per un confronto di maggior dettaglio sui provvedimenti", ha dichiarato il direttore generale, chiudendo la sua relazione con un'offerta di ulteriore approfondimento tecnico, un approccio che mira a temperare le criticità con la disponibilità al confronto.
Uno sguardo al futuro prossimo del credito
La narrazione dell'audizione non si è però limitata ai pur cruciali aspetti fiscali, riservando uno spazio alla salute del mercato del credito, la cui ripresa, seppure timida, viene considerata un elemento strettamente connesso all'evoluzione della domanda. Rottigni ha osservato come questa ripresa, per quanto fragile e da monitorare con attenzione, riguardi trasversalmente sia i prestiti alle famiglie che quelli alle imprese, costituendo un segnale positivo in un quadro generale che rimane complesso. Il "pizzicotto" fiscale, quindi, arriva in un momento di transizione per il settore, il quale si trova a dover conciliare le esigenze di sostegno all'economia reale con un prelievo che ne ridisegna gli equilibri di bilancio per i prossimi anni.




