La classifica delle colombe al supermercato che non ti aspetti, tra lievitati industriali e assaggi in cieco

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Entrare nella corsia dei lievitati durante la Settimana Santa – quella che i direttori di supermercato allestiscono con la stessa solennità riservata al Natale – significa ritrovarsi circondati da decine di scatole pastello, ognuna delle quali promette una morbidezza che, nella maggior parte dei casi, resiste in modo quasi inspiegabile da febbraio fino a Ferragosto. Eppure, mentre la Pasqua si avvicina e i carrelli si riempiono di colombe di ogni fascia di prezzo, pochi consumatori sanno davvero cosa stanno comprando. A fare chiarezza ci ha pensato Altroconsumo, che nel marzo 2026 ha organizzato tre sessioni di degustazione – due a Milano e una a Vico Equense – coinvolgendo duecento tester chiamati ad assaggiare in cieco, senza marchi né prezzi visibili, dodici prodotti classici della grande distribuzione.

Giovanni Cova e Tre Marie in testa, il risultato che ribalta le gerarchie

Non è Bauli, né Motta: la colomba migliore che puoi mettere nel carrello secondo i test è una sorpresa. I duecentoquaranta palati (nessuno dei quali sapeva cosa stesse assaggiando) hanno premiato ex aequo due marchi che, pur non essendo sconosciuti, non godono certo della stessa ribalda notorietà dei giganti della pubblicità televisiva. Parliamo di Giovanni Cova e Tre Marie, entrambi capaci di convincere i giudici per equilibrio degli ingredienti, alveolatura del panetto e assenza di quel retrogusto oleoso che spesso tradisce i lievitati industriali. Le loro colombe – hanno annotato i tecnici di Altroconsumo – hanno saputo restituire una consistenza prossima a quella artigianale, senza però eccedere in quella componente burrosa che, su altri prodotti, finisce per appesantire l’intera esperienza gustativa.

Balocco e Bistefani deludono, i prodotti a marchio della distribuzione tengono botta

Se le sorprese positive vengono da marchi storici ma meno martellanti dal punto di vista pubblicitario, le delusioni arrivano invece da due nomi che, sulla carta, avrebbero dovuto rappresentare la sicurezza. Balocco e Bistefani, infatti, si sono piazzati in fondo alla graduatoria: i loro lievitati sono stati giudicati troppo secchi o, al contrario, eccessivamente unti, con una fragranza che i tester hanno descritto come “incerta” e una copertura di glassa e mandorle spesso scollegata dal resto del prodotto. Va detto, a onor del vero, che non tutti i grandi nomi hanno fallito: alcune colombe della grande distribuzione – quelle cioè che portano l’etichetta del supermercato stesso – hanno ottenuto piazzamenti onorevoli a metà classifica, dimostrando che il prezzo basso non sempre equivale a qualità scadente. Anzi, in alcuni casi il rapporto qualità-prezzo è risultato persino superiore a quello di certe marche blasonate.

Assaggi in cieco e metodo: così si smontano le etichette ingannevoli

Il metodo utilizzato da Altroconsumo merita un approfondimento, perché è proprio qui che si gioca la differenza tra una classifica affidabile e una semplice raccolta di impressioni. Le tre sessioni di degustazione (due in Lombardia e una in Campania) hanno visto i duecento partecipanti assaggiare singoli bocconi di ogni colomba, registrando su schede anonime parametri come la sofficità, il profumo, la presenza equilibrata o meno dei canditi e la persistenza in bocca. Nessuno, durante la prova, poteva vedere la confezione originale: solo il dolce nudo su un piattino, tagliato a fette regolari. In questo modo, hanno spiegato gli organizzatori, si evitano i condizionamenti dovuti al packaging, al prezzo o alla fiducia riposta in un marchio storico. E proprio questo meccanismo spiega perché un’etichetta patinata o una réclame martellante in televisione non siano bastate a salvare i prodotti meno riusciti.

La corsia dei lievitati è un campo minato, ma la classifica offre una bussola

Certo, entrare in un supermercato la settimana prima di Pasqua e trovarsi di fronte a decine di colombe impilate – tutte apparentemente soffici, tutte decorate con mandorle e zucchero – può disorientare anche l’acquirente più esperto. La classifica di Altroconsumo, che ha preso in esame solo i prodotti classici (lasciando fuori le varianti al cioccolato o senza canditi), fornisce però una bussola affidabile. Sapere che Giovanni Cova e Tre Marie condividono il primo gradino del podio, mentre Balocco e Bistefani arrancano, significa poter ignorare le promesse patinate delle confezioni e concentrarsi su un dato oggettivo: il gusto, misurato da duecento persone che non sapevano cosa stessero assaggiando. Un piccolo miracolo, questo sì, in un’epoca in cui le etichette raccontano spesso storie che il palato, poi, smentisce senza appello.

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