La classifica delle colombe di Altroconsumo premia le low cost, bocciati i marchi storici

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Sono settimane ormai che sugli scaffali dei supermercati la colomba pasquale ha preso il suo posto, tra una corsia e l’altra, affiancando le uova di cioccolato in una sfida all’ultimo lievito che, come ogni anno, coinvolge grandi firme e prodotti sconosciuti. E proprio nel momento in cui gli italiani si apprestano a riempire i carrelli per i pranzi delle festività, con la tradizione che vuole il dolce dalla forma a croce immancabile sulle tavole, arriva il responso di Altroconsumo a fare chiarezza in un mercato dove il prezzo, spesso, non è sinonimo di qualità.

L’associazione ha selezionato dodici prodotti diversi, sottoponendoli al giudizio di duecento tester distribuiti in tre sessioni di degustazione: due a Milano e una a Vico Equense. Ne è emersa una fotografia che ribalta molte delle convinzioni consolidate, premiando le etichette low cost e relegando ai margini della classifica quelli che, per tradizione e notorietà, vengono considerati i marchi storici del comparto. L’analisi non si è limitata al gusto, ma ha preso in considerazione una serie di criteri tecnici che vanno dalla sofficità dell’impasto, passando per la qualità delle materie prime, fino alla corretta riuscita della glassatura e alla presenza degli zuccheri in superficie.

Un test alla cieca che ridisegna la gerarchia dei lievitati

La metodologia adottata è stata quella della degustazione alla cieca, un meccanismo che annulla qualsiasi pregiudizio legato al marchio o alla confezione e che ha permesso di valutare con oggettività ciò che effettivamente si trova all’interno della carta, o della pellicola trasparente. I prodotti che hanno ottenuto il punteggio più alto, in questa particolare classifica, appartengono alla fascia economica, dimostrando come la filiera industriale, quando si affida a processi di lievitazione controllati e a ingredienti ben calibrati, sia capace di restituire un prodotto tecnicamente impeccabile. A sorpresa, alcuni dei nomi più celebri, quelli che da decenni dominano il mercato durante il periodo pasquale, hanno raccolto giudizi poco lusinghieri: in alcuni casi, secondo i panel di assaggiatori, l’impasto risultava troppo asciutto o, al contrario, eccessivamente unto; in altri, la presenza di aromi artificiali ha coperto il sapore del burro e delle uova, elementi fondamentali per un lievitato che, per definizione, dovrebbe essere ricco ma al contempo equilibrato.

Il paradosso della grande distribuzione e la ricerca della qualità

Se da un lato i consumatori, nella loro maggioranza, si rivolgeranno alla grande distribuzione per l’acquisto di questo dolce – abbandonando, volenti o nolenti, la pasticceria artigianale – dall’altro emerge con chiarezza come la scelta del prodotto giusto richieda una certa attenzione. Non basta, infatti, affidarsi al nome stampato sulla scatola, perché il test di Altroconsumo dimostra che l’eccellenza, nel caso specifico della colomba, si può trovare anche a prezzi decisamente accessibili. La forbice tra il primo e l’ultimo classificato, per quanto riguarda il punteggio organolettico, è risultata piuttosto ampia: i migliori hanno convinto per la struttura alveolare, quella tipica dei grandi lievitati che richiede lunghi tempi di riposo, mentre gli ultimi in graduatoria hanno evidenziato difetti nella cottura o nella glassa, troppo spessa o, al contrario, quasi assente.

Un’icona della tradizione che resiste oltre i giorni di festa

A confermare il ruolo centrale di questo dolce nelle abitudini alimentari degli italiani ci pensano i numeri: per l’80% della popolazione, la colomba rappresenta uno dei simboli più rappresentativi del periodo pasquale, destinata a chiudere il pasto nel giorno di Pasqua e a riproporsi anche il lunedì dell’Angelo. Ma il dato che forse sorprende di più è un altro, ovvero che quasi il 60% dei consumatori non si limita a consumarla nei soli giorni festivi, ma è pronto a portarla in tavola anche nelle settimane che precedono e seguono la ricorrenza. Un’abitudine, questa, che spiega la lunga permanenza del prodotto sugli scaffali e che incorona la colomba non più come un dolce esclusivamente cerimoniale, ma come un lievitato trasversale, capace di competere tutto l’anno con il più celebre cugino milanese, il panettone.

L’arte del lievitato tra artigianato e industria

La complessità di questo prodotto, spesso sottovalutata da chi lo acquista, è stata messa in luce anche da chi ogni giorno lavora la pasta madre. Dietro quella forma a croce, che richiama simboli antichi, si cela una delle preparazioni più tecniche della pasticceria italiana: una sfida per qualsiasi fornaio, che si tratti di un laboratorio artigianale o di una linea di produzione industriale. La lievitazione, la qualità del burro, la scelta delle mandorle per la copertura e l’assenza di conservanti in eccesso sono i fattori che fanno la differenza. In questo contesto, il lavoro di associazioni come Altroconsumo fornisce una bussola per orientarsi tra le centinaia di offerte presenti in GDO, laddove la sola confezione dorata o la storicità del marchio non costituiscono più una garanzia sufficiente. Per chi è ancora indeciso sul da farsi in vista del pranzo di Pasqua, la classifica rappresenta quindi un dato di fatto: le migliori colombe, quest’anno, non sono quelle a cui si è abituati.

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