Bilboa batte la farmacia: la classifica di Altroconsumo premia i solari low cost
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Negli ultimi anni, l’offerta di creme solari dedicate al viso si è ampliata in modo esponenziale, invadendo gli scaffali di farmacie, supermercati e profumerie. Una proliferazione di prodotti che, se da un lato garantisce una scelta capillare, dall’altro rende sempre più complicato orientarsi per il consumatore finale: il prezzo e il canale di distribuzione restano spesso gli unici riferimenti utilizzati per giudicare la qualità potenziale di una crema. Tuttavia, un’indagine comparativa condotta da Altroconsumo su dieci prodotti con fattore di protezione SPF 50 e 50+ – acquistabili nei diversi circuiti commerciali – ribalta questa consuetudine, dimostrando che spendere di più non significa necessariamente proteggersi meglio.
Il test che sfata il mito della “qualità di farmacia”
L’analisi dell’associazione dei consumatori ha preso in esame formulazioni molto eterogenee per fascia di prezzo e marchio, valutandole non solo per la capacità di schermare i raggi UVA e UVB (un parametro che incide per il 65% sul voto finale). Oltre alla protezione effettiva, sono stati considerati l’impatto ambientale della formula (come la presenza di microplastiche), la chiarezza delle etichette, la composizione chimica (evitando interferenti endocrini) e la gradevolezza d’uso, quest’ultima vagliata da un panel di trenta consumatori. Questo approccio multidimensionale ha restituito una fotografia precisa: il canale di vendita – sia esso la farmacia o la grande distribuzione – non coincide affatto con una garanzia di eccellenza. Prodotti acquistabili al supermercato hanno sovente superato referenze tipiche del canale dermocosmetico specializzato.
Vertici inaspettati e un flop nelle retrovie
A guidare la graduatoria, con un punteggio di 70/100, è la crema viso di Bilboa, unico prodotto a ottenere la valutazione di “qualità ottima”. Si tratta, non a caso, di una delle soluzioni più economiche sottoposte al test: il costo medio si aggira intorno ai 13,21 euro per una confezione da 40 millilitri. Subito dietro, appaiate al secondo gradino del podio con 69/100, troviamo il fluido di Nivea e quello di La Roche-Posay. Un confronto interessante perché, mentre il primo è tipicamente distribuito nei supermarket, il secondo appartiene al tradizionale circuito della farmacia. Un equilibrio che dimostra come i confini tra “professionale” e “comune” siano sempre più labili. Scendendo nella lista, Collistar ed Eucerin si fermano a 64/100 -1-4, mentre la maglia nera della classifica spetta a un brand di fascia medio-alta: la Vichy Capital Soleil. Quest’ultima, infatti, ha riportato un punteggio drammaticamente basso di appena 13 punti su 100, venendo addirittura bocciata per scarsa efficacia.
La variabile economica e la distorsione della protezione
L’aspetto forse più clamoroso emerso dall’inchiesta riguarda proprio la mancata correlazione tra prezzo e prestazione. La crema di Bottega Verde, risultata la più cara del campione con un prezzo di 28 euro per 50 ml, si è dovuta accontentare di una magra valutazione di qualità “media” (57/100). Al contrario, il prodotto migliore costa la metà. Ma è il caso del solare Vichy a sollevare una questione più seria, che va oltre il mero rapporto qualità-prezzo. Secondo le rilevazioni di laboratorio, la protezione UVB misurata per questo prodotto corrispondeva a un SPF 30, non al 50+ dichiarato in etichetta. Una differenza non da poco: in sostanza, chi avesse acquistato quel prodotto avrebbe goduto di una sicurezza molto inferiore a quella promessa dalla confezione, creando una falsa percezione di protezione totale.




