Mattarella ammonisce: «Affidabilità del Paese non sia sacrificata alla ricerca del consenso»
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Redazione Interno
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Nel tradizionale scambio di auguri con le Alte cariche dello Stato, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tracciato un bilancio dell’anno che volge al termine, mescolando riconoscimenti per i risultati raggiunti a moniti precisi su rischi e criticità ancora aperte. Pur elogiando la «prudenza» con cui l’esecutivo ha gestito i conti pubblici, un approccio che ha contribuito a raffreddare lo spread e a ottenere valutazioni positive dalle agenzie di rating, Mattarella ha avvertito che l’affidabilità internazionale del paese «è un valore da preservare» e non deve essere subordinata alla sola logica del voto o della ricerca del consenso immediato. Un concetto, questo, che si lega a doppio filo con la sua riflessione sui pericoli di una «democrazia dei rassegnati», dove la sfiducia e il disimpegno erodono le basi stesse del patto sociale.
L’altra faccia dell’economia: povertà e squilibri occupazionali
Accanto ai dati macroeconomici definiti «rassicuranti», come la crescita dell’occupazione e la tenuta del mercato del lavoro nonostante un prodotto interno lordo che avanza con la stessa lentezza riscontrata a livello europeo, il Capo dello Stato ha voluto portare l’attenzione su questioni strutturali ancora irrisolte. «Non si può ignorare» ha dichiarato con fermezza «la condizione di oltre cinque milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà». Una cifra che rappresenta l’altra faccia di una ripresa i cui frutti, evidentemente, non sono equamente distribuiti. Allo stesso modo, se il tasso di occupazione degli over cinquantenni raggiunge livelli confortanti, permangono forti squilibri riguardo ai giovani, la cui occupazione «si registra insufficiente», e alle donne, il cui lavoro «è ancora sotto la media europea», con tutto ciò che ne consegue in termini di dinamiche sociali e potenziale di crescita non espresso.
Investimenti in difesa: una necessità impopolare
Un altro passaggio significativo del discorso presidenziale ha riguardato il capitolo della difesa, un tema che Mattarella ha definito «comprensibilmente poco popolare» ma al tempo stesso «necessario». Il riferimento, implicito ma chiaro, è al contesto internazionale in evoluzione e agli impegni assunti in sede alleanza atlantica, che richiedono uno sforzo finanziario da parte del paese. Questo invito a non sottrarsi a responsabilità strategiche, pur nella consapevolezza della loro difficile digestione presso l’opinione pubblica, si inserisce nel solco del più ampio richiamo alla salvaguardia dell’affidabilità, che non passa solo attraverso i parametri di bilancio ma anche dal rispetto degli impegni assunti sulla scena globale.
La sfida di coniugare stabilità e equità
Il quadro complessivo che emerge dalle parole di Mattarella è dunque quello di una nazione che, pur avendo consolidato la sua credibilità finanziaria e contenuto alcune vulnerabilità, non può considerare il cammino concluso. La vera sfida, come sottolineato dal Quirinale, risiede nella capacità di coniugare la disciplina di bilancio e la stabilità politica – antidoti fondamentali contro la rassegnazione dei cittadini – con interventi incisivi sulle «questioni aperte» dei salari troppo bassi, dell’inclusione lavorativa dei giovani e delle donne, e del contrasto alla povertà assoluta. Solo un’azione simultanea su questi fronti, sembra suggerire il monito presidenziale, può garantire uno sviluppo solido e duraturo, preservando quel capitale di fiducia che è essenziale tanto all’interno dei confini nazionali quanto nelle relazioni con i partner internazionali.




