Rauti al Quirinale per gli eroi, Mattarella ammonisce: “se vince il più forte è barbarie”
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Redazione Interno
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C’è stata una significativa presenza istituzionale, ieri, al Palazzo del Quirinale, dove il Sottosegretario di Stato alla Difesa, senatrice Isabella Rauti, ha fatto il suo ingresso in rappresentanza – e per precisa delega – del ministro Guido Crosetto. L’occasione, carica di simboli e di rimandi alla memoria collettiva, era l’incontro tra il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e una folta rappresentanza delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, convocate in occasione dell’81° anniversario della Liberazione. Un gesto, quello della Rauti (presente nella sua veste istituzionale di sottosegretario), che ha sottolineato il legame indissolubile tra vertice dell’esecutivo e mondi dell’associazionismo militare, quasi a voler ribadire come la difesa dei valori repubblicani sia una responsabilità condivisa e priva di cesure politiche.
Il monito del Colle: quando la forza schiaccia il diritto
Davanti ai delegati delle associazioni, il capo dello Stato ha però voluto andare ben oltre la semplice commemorazione rituale, tracciando un parallelo netto tra la lotta partigiana di allora e le tensioni globali di oggi. La sua analisi, asciutta e priva di fronzoli retorici, ha preso le mosse da una riflessione sulla natura del potere internazionale; le sue parole sono state un vero e proprio affondo contro la “legge imposta da chi si ritenga provvisoriamente più forte”, una deriva che – a suo avviso – produce solo “lutti e distruzioni” oltre a spalancare le porte a una “condizione di conflitti permanenti e barbarie”. Un messaggio chiarissimo, questo, che riecheggia nelle cronache dei giorni nostri, laddove si assiste allo sfaldamento del diritto internazionale in favore della forza bruta. Non si è trattato, nelle sue dichiarazioni, di una semplice citazione storica: il 25 aprile è stato da lui definito come il momento simbolico in cui l’Italia scelse da che parte stare, quella della “libertà, giustizia, pace e democrazia”, valori che non sono un feticcio del passato ma il fondamento stesso della nostra convivenza civile, “scolpiti nella Costituzione” e oggi più fragili che mai di fronte alla “dissennatezza” globale.
La reazione a distanza di Solovyov e le parole sulla Resistenza
Se sul piano interno il discorso di Mattarella intendeva ricucire il tessuto identitario nazionale – ricordando che la Resistenza fu il “riscatto morale e civile di un popolo” –, sul piano esterno la reazione non si è fatta attendere. Il noto conduttore russo Vladimir Solovyov, da sempre megafono delle posizioni del Cremlino, ha raccolto il guanto di sfida scagliandosi contro le parole del presidente italiano. La sua invettiva, carica di livore retorico, ha accusato Mattarella di paragonare la Russia al Terzo Reich, liquidando l’affermazione come frutto di ignoranza: “Non sa di cosa parla”, avrebbe ribadito il giornalista, riallacciandosi a una polemica che, nelle scorse ore, aveva visto coinvolta anche la presidente del Consiglio. Solovyov, in un intervento andato in onda, ha provato a ribaltare la narrazione storica, attaccando l’Occidente – e l’Italia in particolare – accusandolo di aver “allevato il nazismo ucraino” e di dimenticare i crimini compiuti durante la seconda guerra mondiale. Una posizione estrema, la sua, che pure fotografa il clima di scontro valoriale sullo sfondo del quale si inserisce l’appello alla “coesione nazionale” lanciato dal Colle.
Il ruolo di Rauti e la custodia della memoria collettiva
Tornando alla cronaca della giornata, la presenza della senatrice Rauti non è passata inosservata, proprio perché ha materialmente rappresentato la compagine governativa in un contesto dove – di solito – si tende a enfatizzare la separatezza tra politica attiva e memorie combattentistiche. Eppure, è stata proprio lei a portare il saluto e la vicinanza del ministero della Difesa, in un’aula gremita di decorati e di familiari di caduti. Mattarella, dal canto suo, ha voluto lasciare un testamento spirituale per le nuove generazioni, ammonendo che non si può dare per scontato il patrimonio di pace conquistato; anzi, esso “richiede consapevolezza e impegno” quotidiano per essere custodito. La cerimonia, inoltre, ha avuto una precisa proiezione geografica: l’annuncio della visita del Presidente a San Severino Marche per la giornata del 25 aprile, una città che “ha pagato un prezzo alto in termini di sofferenze e sacrifici” nella lotta di Liberazione, è stato il suggello ideale di una ricorrenza che il Colle vuole resti un “momento di riflessione collettiva”, lontano dalle strumentalizzioni di parte. L’incontro si è chiuso tra gli applausi, lasciando nell’aria la consapevolezza che, ottant’anni dopo, la sfida tra democrazia e autocrazia è ancora tutta da giocare, dentro e fuori i confini nazionali.




