Salvini sull'Ucraina: "Più difesa che armi offensive, la situazione è cambiata"
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Redazione Interno
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Il varo del nuovo decreto legge sugli aiuti a Kiev, atteso per l’ultimo Consiglio dei ministri dell’anno, ha imposto un serrato negoziato politico, risolto soltanto dopo un contatto diretto e un testo concordato parola per parola tra il presidente del Consiglio e il segretario federale della Lega. Matteo Salvini, nel ribadire la propria posizione, ha delineato un cambio di prospettiva che, a suo dire, il governo intende seguire: “C’è un tavolo di trattativa aperto e quindi più che di mandare armi per attaccare, per offendere, per distruggere, puntiamo sulla strategia difensiva, sulla logistica, su come proteggere i civili”. Un approccio che il vicepremier definisce di “prudenza”, motivato dal mutato contesto internazionale e dalla riapertura di un dialogo, seppur complesso, tra le parti in conflitto.
Il nodo della trattativa e il nuovo orientamento
Salvini, intervenendo in un’intervista, ha sottolineato come la situazione odierna non sia più paragonabile a quella dei mesi precedenti, circostanza che giustificherebbe una riconfigurazione degli aiuti italiani. “Non penso che sia uno scandalo e non bisogna essere al servizio di Putin o dell'Armata Rossa per chiedere prudenza in un momento in cui le parti quantomeno stanno parlando”, ha affermato, respingendo così le critiche di chi vede in questa cautela un avvicinamento alle posizioni del Cremlino. Il decreto, la cui proroga è comunque prevista per un anno, conterrebbe quindi – stando alle sue parole – misure concentrate sulla protezione civile, sul supporto logistico e umanitario, piuttosto che sull’invio di strumenti bellici offensivi.
Il ringraziamento a Trump e le ombre sui "guastatori"
In questa ridefinizione della posizione romana, un ruolo chiave viene attribuito dal leader leghista al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per il quale ha espresso pubblicamente gratitudine, ritenendo che la sua azione abbia favorito l’avvio di negoziati. Allo stesso tempo, Salvini ha lanciato un’accusa velata verso quelli che ha definito “guastatori occidentali”, ipotizzando che ad alcuni possa convenire la prosecuzione del conflitto, magari per riconvertire settori industriali in difficoltà grazie alla produzione e alla vendita di armamenti. Un passaggio, questo, che getta un’ombra di sospetto sugli interessi economici che gravitano attorno alla guerra, senza però citare esplicitamente alcun attore.
L'iter definitivo e il contesto giudiziario
L’accordo politico, raggiunto dopo una fase di stallo, ha ora aperto la strada all’iter amministrativo: il provvedimento sarà discusso in CdM e successivamente passerà al vaglio del Parlamento per la conversione in legge. Questo processo si svolge in un periodo in cui le cronache giudiziarie italiane registrano un’impennata di indagini su traffici illeciti di materiale bellico, operazioni che spesso si intrecciano con reti criminali internazionali e che le procure stanno cercando di dipanare con inchieste meticolose, evitando di fornire elementi che possano in qualche modo strumentalizzare il dramma del popolo ucraino.




