Spalletti e quel rimpianto azzurro che non si spegne: "La Nazionale era il paradiso"
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Redazione Sport
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Luciano Spalletti, che alla guida dell’Italia ha vissuto un’esperienza breve e amara, non nasconde il rammarico per come si è concluso il suo ciclo. "Purtroppo, quanto è accaduto non mi passa e non mi passerà mai", ha confessato l’ex ct durante la trasmissione #Nonsolomercato su Rai 2, condotta da Paolo Paganini. Un dolore che, a distanza di tempo, continua a pesare, tanto da definire la panchina azzurra "il paradiso", perduto forse troppo in fretta.
Quello di Spalletti è un rimpianto che affonda le radici in un approccio sentimentale al lavoro, come lui stesso ammette: "Sono un uomo che fa le cose in base ai sentimenti, non agli interessi". Una filosofia che, se da un lato ha caratterizzato la sua carriera – costellata di successi come lo scudetto col Napoli, le brillanti stagioni all’Inter e alla Roma, oltre all’esperienza russa con lo Zenit –, dall’altro potrebbe aver contribuito a rendere più aspra la delusione per l’addio alla Nazionale. Un capitolo chiuso senza gloria, che lascia domande aperte.
Tra i rimorsi, c’è anche quello di non aver puntato su qualche giovane emergente dalla Serie B, categoria in cui milita il Palermo. Una scelta dettata forse dalla necessità di sicurezza, ma che oggi appare come un’occasione mancata. E mentre il tecnico toscano, noto per il suo anticonformismo tattico ma anche per qualche reazione imprevedibile, resta "alla finestra", assicura di non voler fare "il gufo di nessuno".




