Lo spread tra Btp e Bund apre in forte calo a 83 punti
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Redazione Economia
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L’avvio di seduta, per i mercati obbligazionari europei, porta la firma indelebile di un ottimismo che, per una volta, sembra avere radici geopolitiche piuttosto che meramente tecniche. Il differenziale, quello tra i nostri Btp e i Bund tedeschi, ha subito una contrazione netta attestandosi a 83 punti base, in discesa dai 90 della vigilia e, secondo alcune rilevazioni iniziali, persino in area 82 punti, segnando un vero e proprio crollo se confrontato con i 95 di chiusura di ieri. A trainare questo movimento è stata una ventata di fiducia proveniente oltreoceano, dove il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che l’amministrazione a stelle e strisce procederà al ritiro dal Medio Oriente nell’arco di due o tre settimane, scongiurando di fatto l’ipotesi – che aleggiava da tempo – di un’invasione di terra.
Il crollo del rendimento e la reazione a catena sui mercati
Il rendimento del decennale italiano, un indicatore tanto seguito quanto sensibile agli umori collettivi, ha registrato una flessione significativa: partito da un 3,90% della chiusura precedente, il tasso sul Titolo con scadenza 1 febbraio 2036 è sceso fino al 3,75% per poi risalire leggermente a ridosso del 3,77%. Una riduzione di oltre tredici punti base che, nella sua evidenza numerica, racconta di un improvviso alleggerimento della pressione speculativa. Il meccanismo è chiaro: la prospettiva di una fine rapida del conflitto in Medio Oriente – con conseguente stabilizzazione dei mercati petroliferi e una riduzione dell’incertezza globale – ha spinto gli investitori verso l’azionario e ha compresso i premi richiesti per detenere il debito dei Paemi periferici. Le Borse europee hanno accolto la notizia con un’apertura ampiamente positiva, confermando l’ampiezza di questo sentiment distensivo.
I fondamentali italiani e il ruolo degli investitori esteri
Uno sguardo agli ultimi dodici mesi, tuttavia, rivela come il posizionamento attuale dei Btp non sia frutto esclusivo delle ultime dichiarazioni provenienti da Washington. Secondo le valutazioni degli strategist di Unicredit, il debito pubblico italiano viaggia da tempo su livelli di spread ben inferiori rispetto ai picchi toccati nella primavera dell’anno precedente, grazie a una serie di fattori endogeni che hanno cambiato la percezione del rischio. L’Italia, nell’ultimo anno, ha infatti beneficiato di un ciclo virtuoso di miglioramenti del rating: l’upgrade concesso da Moody’s e Fitch, cui si è aggiunta la più recente revisione dell’outlook a positivo da parte di S&P, ha costruito un argine alla volatilità. Questi giudizi, lo si sottolinea, hanno contribuito a richiamare sul mercato primario e secondario flussi consistenti di capitale straniero, ponendo le basi per un restringimento strutturale degli spread che ha reso il Paese meno vulnerabile agli scossoni contingenti.
La tregua annunciata e l’allontanamento del rischio petrolifero
L’elemento scatenante di questa nuova fase di euforia resta però ancorato alla svolta annunciata da Trump: il ritiro americano dalla regione mediorientale, promesso con una tempistica definita, ha allontanato lo spettro di un’escalation militare di terra che molti analisti temevano potesse innescare un nuovo shock energetico. Con l’ipotesi di un conflitto prolungato accantonata, almeno nelle intenzioni della Casa Bianca, il costo del denaro e i premi per il rischio sovrano hanno subito una rapida ricomposizione. Il rendimento del decennale italiano, tornato a muoversi al di sotto della soglia psicologica del 3,80%, e il differenziale che si assottiglia sotto gli 85 punti rappresentano il termometro più immediato di questa distensione, in una giornata in cui i mercati sembrano aver scelto di guardare al futuro con rinnovata fiducia.




