La Corte Suprema boccia le restrizioni di Trump sul voto per posta in vista delle mid-term

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il ricorso presentato dall'amministrazione di Donald Trump per introdurre regole più rigide sul voto per corrispondenza. La decisione, arrivata con un breve ordine non firmato, assesta un colpo alle speranze della Casa Bianca di esercitare un controllo federale sulle procedure elettorali a poche settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre.

I giudici hanno rifiutato di sospendere la sentenza di un tribunale di grado inferiore che aveva temporaneamente bloccato le nuove disposizioni, stabilendo che è improbabile che l'amministrazione abbia successo nel merito della sua contestazione.

La misura voluta dalla Casa Bianca, firmata con un ordine esecutivo alla fine di marzo, imponeva al Servizio postale degli Stati Uniti di consegnare le schede elettorali per corrispondenza esclusivamente agli elettori i cui nomi fossero presenti in elenchi forniti preventivamente dagli Stati.

Il piano prevedeva inoltre l'utilizzo di buste speciali dotate di codici a barre univoci e l'istituzione di un portale online per il caricamento dei dati. Secondo l'amministrazione, queste misure erano necessarie per combattere le frodi elettorali, sebbene le evidenze di frodi diffuse nel voto per posta siano storicamente scarse.

La composizione del voto e l'impatto della decisione

Il provvedimento consente ora agli Stati di continuare a inviare le schede per posta secondo le procedure consolidate da anni, attraverso le quali è stato espresso quasi un terzo dei voti totali alle ultime elezioni presidenziali. Nella sua breve motivazione, la Corte ha osservato che applicare le nuove regole in questa fase sarebbe stato arbitrario e capriccioso, poiché i funzionari elettorali statali e locali non avevano tempo sufficiente per implementarle ragionevolmente prima del voto.

La tempistica è apparsa da subito critica: diversi Stati, tra cui Alabama, Carolina del Nord e Wisconsin, avevano già iniziato a spedire le schede la scorsa settimana, mentre il nuovo sistema federale non era ancora operativo.

La decisione non è stata unanime. I giudici conservatori Samuel Alito e Clarence Thomas hanno espresso parere contrario, sostenendo che il Servizio postale dispone di ampia autorità per regolamentare il servizio e che l'amministrazione avrebbe probabilmente dovuto avere la meglio nel merito.

Il giudice Brett Kavanaugh, pur concordando sul fatto che le restrizioni non dovessero entrare in vigore per le elezioni di metà mandato, ha indicato la possibilità di pronunciarsi a favore dell'amministrazione qualora la questione dovesse tornare all'esame della Corte in futuro.

Le procedure nei singoli Stati e il quadro normativo

Il sistema elettorale statunitense prevede che l'amministrazione delle elezioni sia di competenza statale, sebbene il Congresso possa regolamentare alcuni aspetti federali. Tutti e cinquanta gli Stati consentono qualche forma di voto per corrispondenza: ventinove permettono agli elettori di richiedere la scheda senza dover addurre una motivazione specifica, mentre otto conducono le elezioni interamente per posta.

L'ordine esecutivo firmato a marzo aveva suscitato immediatamente una serie di ricorsi da parte di una coalizione di Stati, in prevalenza a guida democratica, e di organizzazioni per la tutela del diritto di voto. La giudice distrettuale Indira Talwani, con sede a Boston, aveva bloccato la norma il 4 settembre, rilevando che probabilmente violava la Costituzione e che sarebbe stato impossibile per gli Stati conformarsi in tempo utile.

Un altro giudice federale, Carl Nichols, nominato proprio da Trump durante il suo primo mandato, aveva emesso una ingiunzione simile, scrivendo che nessuna legge conferisce al Servizio postale il potere di emanare parti chiave della norma contestata. La Corte d'Appello del Primo Circuito aveva poi rifiutato di sospendere l'ingiunzione, osservando che la regola avrebbe potuto causare la disenfranchisement di milioni di elettori senza offrire benefici significativi nella lotta alle frodi.

Le criticità tecniche del piano e le posizioni dei funzionari

Uno degli aspetti più contestati del piano riguardava il sistema di verifica automatizzata delle buste. Secondo una denuncia presentata da un whistleblower federale, il Servizio postale avrebbe adottato una politica di tolleranza zero in base alla quale un intero lotto di schede poteva essere respinto qualora anche un solo codice a barre non fosse corrispondente alle informazioni presenti nel portale. Considerando che un singolo lotto può contenere decine di migliaia di schede, il rischio di esclusione di massa appariva concreto.

Il segretario di Stato di Washington, il democratico Steve Hobbs, ha commentato la decisione sottolineando che essa consente di proseguire il lavoro per garantire elezioni sicure e accurate senza dover stravolgere le procedure elettorali consolidate per soddisfare requisiti definiti irrealistici.

Nel frattempo, cento funzionari elettorali di tutto il Paese avevano presentato alla Corte Suprema un documento in cui sostenevano che il piano avrebbe provocato gravi disfunzioni, mentre una dozzina di Stati a guida repubblicana aveva chiesto di consentirne l'attuazione, definendo le modifiche misure di buon senso per rafforzare la fiducia nel voto.

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