La “pennicanza” di Fiorello smuove il ministro Giuli e riapre il caso del Teatro delle Vittorie
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Qualcuno, forse, aveva sottovalutato la portata di quello scherzo radiofonico che, ormai da settimane, si è trasformato in un vero e proprio fenomeno di costume. Ma il caso – perché di caso si tratta, a tutti gli effetti – è esploso quando Fiorello, nel bel mezzo della puntata di mercoledì 29 aprile de “La Pennicanza” (condotta insieme a Fabrizio Biggio), ha deciso di non limitarsi più alle imitazioni o ai tormentoni. Lo showman, con la consueta irriverenza che lo contraddistingue, ha alzato il tasto del volume fino a sfiorare le istituzioni: ha lasciato un messaggio vocale al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e la risposta non si è fatta attendere. Non è un dettaglio secondario, quest’ultimo, perché segna il passaggio dalla semplice satira a un interlocuzione reale, confermando quanto il programma di Rai Radio 2 (o chi per lui) sia diventato ormai una cassa di risonanza capace di imporre un’agenda.
Il nodo del Teatro delle Vittorie, tra tutela delle Belle Arti e volontà di cessione da parte della Rai
Al centro della discussione, come è stato chiarito nel corso della trasmissione, c’è il futuro del Teatro delle Vittorie, storico spazio romano che la Rai vorrebbe cedere. Il problema, a ben vedere, non è puramente economico: lo stesso Fiorello ha ricordato, con la puntualità di chi si è informato prima di parlare, che l’immobile è sottoposto al vincolo delle Belle Arti. Una condizione, questa, che rende ogni operazione di vendita o di trasformazione ben più complessa del solito passaggio notarile, imponendo una serie di autorizzazioni istituzionali. E l’elemento che ha fatto scattare la molla – per usare una metafora cara ai teatranti – è stata l’istanza presentata dalla vigilanza Rai stessa per intervenire sulla questione. Un dettaglio tecnico, forse, ma decisivo: significa che all’interno dell’azienda qualcuno ha ritenuto urgente un chiarimento, prima che la cessione diventi un atto formale. Da lì, la telefonata (virtuale) di Fiorello al ministro.
Giuli risponde in diretta: l’ipotesi di un grande teatro sinfonico con Beatrice Venezi alla direzione
La replica di Alessandro Giuli, arrivata sempre nel corso di “La Pennicanza”, non è stata una semplice cortesia istituzionale. Il ministro ha infatti delineato una prospettiva concreta: “Potremmo realizzare un grande Teatro Sinfonico”, ha detto, indicando il nome di Beatrice Venezi come possibile direttrice. Un’apertura, la sua, che rilancia il dibattito su un’area – quella della Capitale – storicamente carente di spazi adeguati per la musica colta e le orchestre stabili. Non si tratta, va da sé, di una decisione presa; ma il fatto che un ministro in carica discuta una simile ipotesi durante un programma comico-radiofonico la dice lunga sul potere di traino esercitato dallo showman siciliano. E mentre in studio l’astronauta Luca Parmitano si prestava al gioco delle domande più ricorrenti (e immancabile l’intervista al finto Sal Da Vinci, con la sua presunta fobia per minigonne e bikini), il tema della tutela culturale prendeva una piega inaspettatamente seria.
Venezia, la Rai vende Palazzo Labia: un precedente che pesa sulle scelte future
A rendere meno astratta la vicenda del Teatro delle Vittorie è un altro pezzo della stessa partita, che arriva dal nord del paese. La Rai, infatti, sta vendendo i propri “gioielli di famiglia” e tra questi spicca Palazzo Labia, il settecentesco edificio venezionale affacciato sul canal Grande, nel cuore di Cannaregio. Quello che ospita la sede Rai del Veneto, a due passi dalla stazione di Santa Lucia, non è un semplice palazzo: contiene un ciclo di affreschi di Giambattista Tiepolo tra i più straordinari del Settecento europeo. Eppure, la destinazione d’uso ipotizzata per l’immobile (anche turistica, secondo le prime ricostruzioni) dimostra una linea aziendale chiara, orientata alla dismissione degli spazi storici. Un precedente, questo, che chi segue le cronache culturali non può ignorare. Perché se la Rai vende Palazzo Labia senza particolari ripensamenti, il rischio che lo stesso destino tocchi al Teatro delle Vittorie diventa tutt’altro che remoto. E allora, forse, il vocale di Fiorello al ministro non è stato solo un colpo teatrale: è stato anche un atto politico, involontario ma efficace, in un paese che spesso dimentica i propri teatri prima ancora di averli persi.




