Al Bano e Sanremo 2026, lo sfogo del cantante: “Mi hanno cancellato con un colpo di spugna”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’orizzonte del Festival di Sanremo 2026, che si appresta a vivere la sua settantasettesima edizione sotto la direzione artistica di Carlo Conti, si tinge delle tinte accese della polemica sollevata da Al Bano Carrisi, uno degli interpreti che quella storia l’hanno scritta con decenni di partecipazioni e successi indimenticabili. Il cantante pugliese, in un'intervista rilasciata al settimanale Oggi e ripresa nelle ultime ore, ha rotto un silenzio carico di amarezza per commentare quella che percepisce come una vera e propria damnatio memoriae nei suoi confronti da parte della kermesse. Il fulcro del suo sfogo, che non lascia spazio a interpretazioni, risiede nella constatazione di essere stato escluso dalla campagna pubblicitaria che la Rai sta diffondendo nelle piazze italiane per promuovere l’evento; una carrellata di filmati che celebra i grandi classici sanremesi del passato dalla quale, però, manca all’appello Felicità, il brano iconico che lo ha reso celebre in Italia e nel mondo insieme a Romina Power. Una mancanza, questa, che Al Bano ha definito con una metafora tagliente: “Mi hanno cancellato con un colpo di spugna”.

“Felicità” esclusa dagli spot, e il rapporto con i direttori artistici si incrina

L’incredulità espressa dall’artista di Cellino San Marco, il quale ha dichiarato di aver appreso la notizia dell’assenza del suo brano dalla compilation pubblicitaria con stupore, non è che la punta di un iceberg fatto di incomprensioni e distacchi che si accumulano ormai da diverse edizioni. “Me l’hanno riferito e mi sembra incredibile”, ha confessato, sottolineando come decenni di contributi alla storia della musica leggera italiana e alla popolarità stessa del Festival sembrino essere stati dimenticati con una leggerezza che lui giudica inaccettabile -1. Al di là della mera questione pubblicitaria, che pure ha scatenato l’ironia e il dibattito tra gli addetti ai lavori, le parole del cantante scavano più a fondo nel suo personale rapporto con l’organizzazione. La frecciata, infatti, finisce per centrare in pieno l’attuale direttore artistico, considerato da Al Bano l’erede di una tradizione che ha perso, a suo dire, il senso della misura e del rispetto per chi ha costruito l’immagine del Festival. Il paragone con il passato, in questi casi, diventa inevitabile: “Ero abituato a un signore come Pippo Baudo”, ha ricordato il cantante, lasciando intendere che con il celebre conduttore siciliano certi “sgarbi” non sarebbero mai accaduti -1-5.

Il capitolo con l’Ariston è chiuso: “Se mi chiamano, rispondo di no”

Il crescendo di tensioni, che aveva già visto Al Bano tuonare in passato contro presunte scorrettezze subite da Amadeus e dallo stesso Conti, arriva ora a una svolta che appare definitiva. Il cantante, che aveva più volte lamentato di essere stato invitato per poi essere escluso all’ultimo momento, o di aver visto respingere canzoni che riteneva valide per la gara, ha chiuso il discorso con un netto rifiuto preventivo -7. “Ora se mi chiamano rispondo: no, grazie”, ha affermato senza mezzi termini, suggellando un divorzio artistico che sembra non avere più margini di ricucitura -1. Non si tratta, nelle sue parole, di una semplice rivalsa dettata dall’orgoglio ferito, ma della constatazione che il Festival di oggi, con le sue logiche e le sue gerarchie, non rappresenta più la casa artistica che lui aveva contribuito a costruire. La sensazione, ampiamente diffusa nelle sue recenti uscite pubbliche, è quella di essere stato estromesso non solo dalla competizione, ma dalla stessa narrazione che il festival fa di sé, come se la sua lunga storia di successi – basti pensare a brani come Ci sarà o alla stessa Felicità – non fosse più ritenuta meritevole di essere tramandata alle nuove generazioni attraverso le immagini promozionali -10.

L’amarezza per la memoria storica e il futuro lontano dall’Ariston

A rendere ancora più aspra la delusione di Al Bano è il contrasto tra la sua popolarità, che definire trasversale è quasi riduttivo, e la scelta operata dalla Rai per gli spot. Canzoni come Felicità, al di là del giudizio strettamente musicale, rappresentano un patrimonio culturale popolare che ha valicato i confini nazionali, e la loro esclusione da un tributo alla storia del Festival appare, agli occhi del diretto interessato e di molti suoi fan, come un’anomalia difficile da spiegare. Il cantante, in altre occasioni, ha difeso la complessità di quel brano, rispondendo a chi lo ha tacciato di banalità e ricordando come, in un’epoca segnata dagli anni di piombo, rappresentasse una scelta consapevole di leggerezza e positività -6. Oggi, invece, si ritrova a fare i conti con una realtà in cui quel messaggio, e la sua stessa immagine, vengono accantonati. La sua posizione, ribadita in diverse interviste radiofoniche, è quella di un artista che, pur soffrendo di quella che lui stesso ha definito “sanremite acuta”, ha deciso di voltare pagina, ritenendo ormai incolmabile il divario con i nuovi corsi della manifestazione -2-5. L’edizione 2026, quindi, si avvicina con una voce illustre in meno tra il pubblico, e con la consapevolezza che per Al Bano Carrisi il palco dell’Ariston è, con ogni probabilità, solo un ricordo.

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