Sinner e il forfait a Montreal, Petchey: "Serve una regola speciale". Clijsters: "Scelta saggia"
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Redazione Sport
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La rinuncia di Jannik Sinner al Masters 1000 di Montreal ha sancito l'impossibilità matematica per il numero uno del mondo di conquistare i nove titoli della categoria in un singolo anno, ma ha anche riacceso il dibattito sul calendario del tennis professionistico e sulla frequenza con cui i big saltano gli appuntamenti nordamericani.
L'azzurro, fresco del trionfo a Wimbledon dello scorso 13 luglio, ha prolungato la pausa dai match ufficiali fino a Ferragosto, quando rientrerà in campo a Cincinnati, e la sua decisione è stata accolta con comprensione ma anche con qualche ombra da parte di chi osserva il circuito dall'interno. La scelta, ponderata insieme al suo staff per arrivare al massimo della condizione in vista degli Us Open, ha trovato il plauso di Kim Clijsters ma ha anche stimolato una riflessione più ampia, con Mark Petchey che ha avanzato una proposta per arginare il fenomeno degli addii eccellenti.
La strategia di Sinner tra gestione atletica e obiettivi stagionali
Aveva vinto tutti e cinque i titoli Masters 1000 disputati nel 2026 e gli ultimi sei in assoluto, ma il primato interessava relativamente a Sinner, che ha optato per la prudenza dopo un avvio di stagione travolgente. Il forfait era nell'aria, se non altro per le tante energie spese in questi mesi e per l'incidente di percorso parigino, frutto di una serie di impegni troppo ravvicinati che avevano messo a dura prova il suo fisico.
Lorenzo Musetti, interpellato sul tema, ha ricordato come al Roland Garros sia stato "semplicemente troppo tennis, anche per lui", avallando di fatto la scelta del suo connazionale. Nessun allarme, quindi, ma una decisione oculata per evitare il burnout fisico e mentale a poche settimane dall'ultimo Slam della stagione, quello di New York dove l'azzurro andrà a caccia del secondo titolo dopo quello del 2024.
Il dibattito sui forfait e la soluzione proposta da Petchey
Il problema, però, è sistemico e non riguarda solo Sinner. Carlos Alcaraz è ancora alle prese con un infortunio al polso che lo tiene lontano dai campi da aprile, mentre Novak Djokovic, assente addirittura dal 2018, ha scelto di gestire il carico di lavoro rinunciando all'evento canadese. La directrice del torneo, Valérie Tétreault, ha espresso chiaramente il malumore degli organizzatori, sottolineando come la frequenza di questi ritiri sollevi "una questione più ampia per il nostro sport".
È in questo contesto che si inserisce la provocazione di Mark Petchey, ex numero 80 del mondo e allenatore di Emma Raducanu. Intervenendo al The Big T Podcast, ha proposto una soluzione radicale: "L'unico modo per risolvere il problema del Canada è creare una regola speciale che permetta al torneo di attirare i migliori giocatori offrendo loro un compenso garantito". Una proposta che cozza con i regolamenti ATP, i quali vietano il pagamento di ingaggi nei Masters 1000, ma che secondo Petchey potrebbe essere giustificata dalla necessità di proteggere l'evento e i suoi organizzatori.
Clijsters e il "sospetto" su ciò che bolle dietro le quinte
A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato Kim Clijsters, che nel suo podcast "Love All" ha espresso un pensiero che molti hanno interpretato come una velata insinuazione. "Forse c'è qualcosa che bolle in pentola dietro le quinte che noi non siamo pronti a cogliere", ha dichiarato la quattro volte campionessa Slam, prima di aggiungere che potrebbe anche semplicemente non essere pronto a livello fisico o mentale dopo la vittoria di Wimbledon.
Un'ipotesi che ha alimentato le speculazioni, tanto che la stessa Clijsters ha poi precisato di ritenere la sua una scelta intelligente, frutto della riflessione con un team di prim'ordine come quello guidato da Darren Cahill. "Conoscendo il team che lo circonda e il loro modo di lavorare, sono sicura che ci abbiano riflettuto a lungo", ha ribadito, sottolineando come l'obiettivo principale siano gli Us Open e come sia "molto più saggio concentrarsi su ciò che conta davvero" piuttosto che inseguire record a tutti i costi.
La corsa a Flushing Meadows comincia senza il favorito
Con il forfait di Sinner, il grande viaggio verso Flushing Meadows si apre con una defezione pesante ma anche con la certezza che il numero uno del mondo arriverà all'appuntamento più importante nelle condizioni fisiche migliori. L'azzurro, infatti, ha scelto di fermarsi, respirare e ricaricare le pile a Montecarlo, dove si sta allenando intensamente, prima di fare un salto a Sesto Pusteria e poi dedicarsi alla preparazione sul cemento americano.
Il rientro è previsto a Cincinnati, torneo che gli ha regalato una finale lo scorso anno, e da lì la marcia di avvicinamento allo Slam newyorkese, in programma dal 30 agosto, entrerà nel vivo. Una scelta, quella dell'azzurro, che ha dimostrato ancora una volta come la programmazione sia diventata un'arma tattica al pari del dritto o del servizio, in un'era in cui il tennis moderno richiede una gestione sempre più attenta delle risorse atletiche e mentali.
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