Flydubai, la confessione del copilota: "Volevo il martirio per vendicare Gaza"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Hamam al-Hammami, il copilota omanita del volo Flydubai FZ1073, ha confessato agli inquirenti di aver tentato di far precipitare l'aereo per vendicare Gaza e di voler morire da martire. Lo ha rivelato l'emittente israeliana Channel 12, che sta ricevendo informazioni sull'inchiesta condotta dalla procura generale degli Emirati Arabi Uniti. L'uomo, che si trovava ai comandi del Boeing 737 Max 8 partito da Dubai e diretto a Tel Aviv, ha aggredito il comandante con un'ascia di emergenza e ha tentato di prendere il controllo del velivolo, secondo quanto ricostruito dagli investigatori.

La dinamica dell'attacco e i quattro piloti a bordo

Il tentativo di dirottamento è avvenuto lo scorso 30 settembre, quando il volo FZ1073, con 174 persone a bordo, per la stragrande maggioranza israeliani, è precipitato di oltre 14.000 piedi in meno di trenta secondi. I dati di Flightradar24 mostrano che l'aereo ha emesso prima un codice di emergenza generale 7700, poi il segnale 7500 che indica una possibile interferenza illecita, prima di atterrare in emergenza all'aeroporto di Tabuk, in Arabia Saudita.

A bordo, quel giorno, c'erano quattro piloti: oltre al comandante Smit Machchhar e al copilota, erano presenti due colleghi fuori servizio, aggiunti all'equipaggio perché le deviazioni di rotta nella regione potevano prolungare il volo oltre i limiti di ore consentite. La loro presenza si è rivelata decisiva: uno dei piloti aggiuntivi ha preso i comandi dopo che il comandante aveva azionato il segnale di emergenza e aperto la porta della cabina di pilotaggio, consentendo a passeggeri e assistenti di volo di intervenire.

Il profilo del copilota e gli interrogativi sulla sicurezza

Nato negli Emirati da padre omanita e madre siriana, Hamam al-Hammami aveva lavorato per sette anni in Oman Air, lasciando l'azienda nel febbraio 2025. Secondo diverse fonti giornalistiche, durante il periodo trascorso nella compagnia di bandiera omanita sarebbe stato allontanato dal programma di addestramento al volo per i suoi orientamenti estremisti e per aver consultato siti web radicali. Successivamente sarebbe passato per un breve periodo formativo in Royal Air Maroc, senza essere selezionato, per poi approdare in Flydubai, dove operava da circa otto mesi.

La vicenda ha sollevato interrogativi sulle procedure di verifica dei precedenti del personale navigante: l'uomo era riuscito a sedersi ai comandi di un aereo diretto in Israele nonostante le segnalazioni sul suo passato.

L'inchiesta degli Emirati e il coinvolgimento israeliano

Il procuratore generale degli Emirati Arabi Uniti, Hamad Saif Al Shamsi, ha annunciato che le indagini hanno accertato come il copilota abbia "iniziato a mettere in esecuzione un atto terroristico", aggredendo il comandante con l'ascia di emergenza e tentando di impossessarsi dei comandi. L'inchiesta prosegue per stabilire tutte le circostanze e le motivazioni, nonché eventuali collegamenti con organizzazioni esterne. In Israele, lo Shin Bet partecipa alle indagini per accertare se l'uomo abbia agito da solo o su mandato di qualcuno.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva parlato nei giorni scorsi di un "indottrinamento islamista radicale" subito dal copilota, mentre il ministro della Difesa Israel Katz ha definito l'episodio un "tentato attacco terroristico jihadista". Le autorità israeliane hanno inoltre annunciato che verranno introdotti controlli più stringenti sull'identità dei piloti che operano voli diretti in Israele, dopo che è emerso come la vigilanza sui precedenti degli equipaggi delle compagnie straniere fosse affidata in larga parte alle compagnie stesse.

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