Flydubai, il copilota con l'ascia e il piano per schiantarsi su Tel Aviv
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Redazione Esteri
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Alle 7:05 di mercoledì 30 settembre il volo FZ1073 di Flydubai è decollato da Dubai diretto a Tel Aviv con 174 persone a bordo, di cui un centinaio di israeliani. La durata prevista del viaggio era di tre ore e mezza, ma poco dopo le 9:21 ora locale l'aereo ha iniziato a perdere quota in modo violento, scendendo da circa 10.000 a 5.000 metri nel giro di un minuto.
A bordo, i passeggeri hanno raccontato di aver vissuto «20-30 secondi di una folle caduta libera», mentre nella cabina di pilotaggio era in corso una colluttazione tra il comandante Smit Machchhar, 38 anni, e il copilota Hamam al-Hammami, 29enne di nazionalità omanita.
L'aggressione con l'ascia di emergenza
Secondo quanto confermato dalla Procura generale degli Emirati Arabi Uniti, al-Hammami ha aggredito il comandante con l'ascia di emergenza presente in cabina, tentando poi di prendere il controllo dei comandi del Boeing 737. Il procuratore Hamad Saif al Shams ha parlato esplicitamente di un «atto terroristico» avviato dal copilota durante il volo, precisando che le indagini proseguono per chiarire tutte le circostanze e gli eventuali collegamenti.
Nonostante le ferite riportate, Machchhar è riuscito ad aprire la porta della cabina di pilotaggio, permettendo a un gruppo di passeggeri israeliani e ad alcuni membri dell'equipaggio di entrare, bloccare l'aggressore e immobilizzarlo. A quel punto due piloti Flydubai che si trovavano a bordo come passeggeri hanno preso i comandi e hanno portato l'aereo a un atterraggio di emergenza all'aeroporto di Tabuk, in Arabia Saudita.
Il piano emerso dagli interrogatori
Dagli interrogatori condotti negli Emirati Arabi Uniti, dove al-Hammami è stato estradato dall'Arabia Saudita, è emerso un quadro preciso delle intenzioni del copilota. Secondo quanto rivelato dal canale israeliano Channel 12, l'uomo aveva pianificato di far schiantare l'aereo contro l'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv subito dopo aver ricevuto i permessi per l'atterraggio, in modo da non lasciare il tempo materiale per lanciare un allarme.
Il piano prevedeva di eliminare il comandante con l'ascia, proseguire il volo normalmente fino a ottenere le autorizzazioni, e solo all'ultimo momento deviare la rotta per schiantarsi contro un edificio o un altro aereo nello scalo israeliano.
Sempre secondo le indiscrezioni raccolte dalla rete televisiva israeliana, al-Hammami aveva già tentato di portare a termine l'attacco nel luglio precedente, durante un altro volo verso Tel Aviv, ma aveva rinunciato all'ultimo momento perché tra i membri dell'equipaggio c'era un suo amico di vecchia data. Negli mesi precedenti si era recato più volte all'aeroporto Ben Gurion a bordo dei voli Flydubai, in particolare durante un viaggio di giugno, concentrandosi sulla raccolta di informazioni e sullo studio delle misure di sicurezza. «Ho verificato quale compagnia aerea volasse a Tel Aviv. Per questo ho scelto Flydubai. L'avevo pianificato ancor prima di essere assunto», avrebbe dichiarato agli inquirenti.
Il profilo del copilota e i precedenti all'estero
Hamam al-Hammami è nato negli Emirati Arabi Uniti da padre omanita e madre siriana. Il suo profilo LinkedIn, rimosso dopo l'incidente, indicava un impiego di sette anni presso Oman Air, concluso nel febbraio 2025, seguito da un'esperienza di alcuni mesi con Royal Air Maroc. Secondo fonti citate dalla CNN, sarebbe stato allontanato dai corsi di volo in Oman proprio a causa delle sue idee estremiste, e l'emittente saudita Al Arabiya ha riferito di un possibile legame con gruppi radicali durante un soggiorno in Siria.
La compagnia marocchina ha confermato che l'uomo aveva frequentato un periodo di formazione senza essere poi selezionato. Sui suoi account social, analizzati dalla CNN prima della rimozione, comparivano contenuti che mostravano aerei della compagnia israeliana El Al e riferimenti a figure legate ad Al Qaeda.
Il comandante e il riconoscimento internazionale
Smit Machchhar, comandante di Boeing 737 con quasi 9.750 ore di volo e una carriera di circa quindici anni, si era avvicinato all'aviazione solo a 19 anni, dopo aver inizialmente intrapreso studi in ingegneria tessile per seguire l'azienda di famiglia. Prima di entrare in Flydubai nel 2022 aveva lavorato per undici anni per la compagnia indiana SpiceJet, dove era diventato comandante istruttore. Ricoverato in un ospedale di Tabuk, ha raccontato di aver aperto la porta della cabina nonostante le ferite riportate: «Avevo subito tante ferite che sono crollato. In quel momento sentivo che l'aereo stava scendendo. Sapevo che era l'ultimo sforzo, che la porta era proprio lì».
Il primo ministro indiano Narendra Modi lo ha definito un eroe, sottolineando che «di fronte a un pericolo estremo e nonostante le ferite gravi, ha dimostrato un coraggio immenso e una determinazione incrollabile per proteggere la vita degli altri». Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha reso omaggio agli «eroi» a bordo del volo, annunciando l'avvio di una revisione approfondita delle misure di sicurezza per i voli civili stranieri diretti in Israele, affidata al capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale Shmuel Ben Ezra.
Le conseguenze operative e le indagini in corso
Flydubai ha sospeso i voli da e per Israele dopo l'incidente, lasciando alcuni israeliani bloccati negli Emirati. Un primo volo di rientro, operato dalla compagnia israeliana Arkia, ha lasciato Dubai nei giorni successivi. Le autorità emiratine hanno aperto un procedimento per terrorismo e, secondo quanto riferito, intendono chiedere la pena più severa prevista.
Gli investigatori israeliani propendono per la pista del lupo solitario, senza al momento evidenze di legami con organizzazioni o governi stranieri, anche se resta da chiarire come al-Hammami abbia potuto ottenere l'autorizzazione a operare su un volo diretto in Israele nonostante i precedenti segnalati dalle autorità omanite.
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