Roma, il piano per mercati e bancarelle tra decoro e tutela del lavoro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo un iter preparatorio di tre anni, il consiglio del I Municipio di Roma ha approvato il nuovo Piano del commercio su area pubblica, uno strumento che cerca di coniugare l’esigenza di riqualificare lo spazio urbano con la necessità di salvaguardare le attività economiche esistenti. L’obiettivo, come emerso dalla lunga fase di elaborazione, è quello di contemperare normative spesso stringenti in materia di decoro con la tutela concreta dei posti di lavoro, in un settore, quello dell’ambulantato, da sempre vitale per la città. I prossimi passi, affidati al dipartimento Commercio del Comune, prevedono la convocazione degli operatori e la pubblicazione dei bandi per l’assegnazione delle postazioni, con l’auspicio delle istituzioni di poter avviare il processo già a febbraio, partendo dai mercati rionali per estenderlo poi alle altre categorie di venditori.

Le esclusioni e le nuove regole per il centro storico

Il piano, atteso da anni, introduce cambiamenti significativi, soprattutto nel cuore della capitale, dove si prevede lo sgombero definitivo dei venditori ambulanti da alcune delle piazze e delle vie più iconiche. Fontana di Trevi, piazza di Spagna, piazza Pia e piazza Risorgimento, ma anche via Cola di Rienzo e via Ferrari, saranno infatti interdette alle bancarelle, in un’operazione che mira a restituire decoro a luoghi ad altissima densità turistica. Una scelta che, se da un lato risponde a precise esigenze di ordine e di immagine della città, dall’altro chiude capitoli di storia minuta del commercio di strada, imponendo una riorganizzazione complessiva del settore. Le postazioni rimosse, alcune delle quali risultavano da tempo incompatibili con le normative vigenti, saranno riallocate secondo una nuova mappatura che il Municipio ha definito nel tentativo di bilanciare le diverse istanze.

L’innovazione sostenibile per le attività tradizionali

Tra le novità più rilevanti, destinate a modificare il volto di certe professioni storiche, c’è l’introduzione di standard tecnologici e ambientali per alcune categorie. È il caso dei caldarrostai, figure tradizionali dell’autunno romano, che dovranno dotarsi di banchi “hi-tech” e sostenibili. Il classico fornelletto di ferro battuto viene mantenuto, ma l’alimentazione non potrà più avvenire attraverso allacciamenti improvvisati alla rete elettrica. I nuovi banchi, come previsto dal regolamento, dovranno essere dotati di pannelli fotovoltaici, in grado di fornire l’energia necessaria sia per la cottura che per l’illuminazione della postazione. Una svolta green che trasforma questi ambulanti in operatori a impatto zero, adeguando una consuetudine antica alle moderne esigenze di sostenibilità e di sicurezza, senza per questo snaturarne l’identità.

Il percorso amministrativo e le prospettive immediate

Il lavoro dell’assessorato al Commercio del Municipio si è sviluppato a partire da una situazione critica, con quasi trecento postazioni a rischio cancellazione a causa della loro incompatibilità normativa. L’azione amministrativa, definita complessa dagli stessi estensori del piano, ha avuto il merito di scongiurare una riduzione netta delle licenze, lavorando invece a una loro riorganizzazione territoriale e funzionale. Il bilancio di questo percorso, ora giunto a una prima concretizzazione con l’approvazione del documento, evidenzia come la sfida principale sia stata proprio quella di far convivere il riordino del settore con la tutela dell’occupazione. Non si tratta, infatti, di una semplice operazione di pulizia urbana, ma di un intervento strutturale che ridisegna la geografia del piccolo commercio su suolo pubblico, con ricadute dirette sulla vita economica e sociale dei rioni interessati.

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